Attenzione
Una chiesa sempre viva anche e soprattutto nel momento più difficile
A colloquio con l’arcivescovo Giulietti: «La malattia non ferma la nostra opera Chiese aperte per chi vuol pregare e Caritas al lavoro per aiutare i più deboli»
Le chiese, come tutti i luoghi di aggregazione, in questo momento sono vuote. Ma è un “vuoto” fisico, perché il ruolo spirituale, e anche materiale, svolto dalla Curia non sta venendo meno. Anzi, in un certo senso è proprio in un periodo difficile come questo che si riesce a percepire l’importanza della chiesa per la collettività. «È un momento in tutti quanti noi facciamo il possibile per aiutare la comunità», esordisce l’arcivescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti, nel descrivere come il mondo cattolico lucchese sta affrontando questa emergenza.
Sotto il profilo più strettamente spirituale la chiesa continua a svolgere il suo ruolo («Le chiese sono aperte e chi ne ha l’opportunità può venire in chiesa a pregare e ho dato disposizioni affinché si esponga l’Eucarestia per l’adorazione privata. Certo, la messa è a porte chiuse, ma si continua a celebrare tutti i giorni e in tutte le chiese»), e lo fa anche ricorrendo alle nuove tecnologie: «Ci stiamo attrezzando – riprende l’arcivescovo – per esempio per poter fare la catechesi a distanza. Cerchiamo di sfruttare i nuovi strumenti. Ci sono tanti sacerdoti che utilizzano le tv locali, Youtube, i social, per trasmettere l’eucarestia ai propri fedeli. Per tutti i sabati di quaresima la messa che celebrerò sarà trasmessa in Tv (oggi il primo appuntamento alle 17, su NoiTv ndr). E non è detto che la “chiesa digitale” cessi di esistere una volta passata l’emergenza, anzi, ci ritroveremo con un patrimonio di esperienza che potrà essere utile anche domani, per esempio per le piccole comunità, per le persone che non possono muoversi da casa». Certo, il momento è brutto e lo sappiamo tutti, ma è proprio in questi momenti che bisogna cercare di trovare quanto c’è, seppur piccolissimo, di buono, e valorizzarlo al massimo. E in quella piccolissima parte di bicchiere pieno sta anche un sentimento: «È possibile che questo periodo ci permetterà domani di rivalutare e di apprezzare ancor di più il momento di comunione che ci è mancato».
Insomma, non è certo il momento di isolamento fisico forzato che può privare, chi ha la fede, della parola e della vicinanza di Dio.
Ma le limitazioni imposte a tutti non stanno privando la comunità nemmeno dell’assistenza materiale che arriva mondo cattolico: «Cambiano i modi, ma non si ferma l’impegno per chi soffre – continua monsignor Giulietti – la Caritas prosegue la sua opera di assistenza, continuiamo a farlo con molte cautele, ma i dormitori continuano a funzionare; il servizio mensa, anche se con il sistema della consegna del cibo, continua a fornire i pasti ai poveri, i centri ascolto continuano a svolgere il loro ruolo».
Un ruolo fondamentale, anche perché la malattia non ha certo cancellato i problemi già presenti nella comunità. Magari li ha nascosti agli occhi più distratti, ma restano lì. I problemi di chi non ha un tetto, non ha un pasto, non ha nulla. E la Curia ha continuato a occuparsene, così come si sta preparando a gestire eventuali nuove necessità. Tra queste quella delle cosiddette “bolle”, ossia strutture dove ospitare persone colpite dal coronavirus che non possono stare né in ospedale, né nella propria casa: «Attualmente non ci è stato chiesto niente dalle autorità – risponde l’arcivescovo – ma certamente noi siamo a pronti a mettere a disposizione le nostre strutture».
Insomma, un grande impegno per la comunità sacerdotale, che si va a sommare, nonostante lo stop forzato a molte funzioni, a tutti i compiti che il clero deve svolgere, con tutti i rischi anche per la salute che questo comporta dei religiosi: «Vi sono delle limitazioni, in questo momento non si celebrano matrimoni, ma non manchiamo, seppur con i soli congiunti più stretti, di officiare il rito funebre, e di garantire l’estrema unzione. Adesso poi c’è la grande incognita della Pasqua (il 12 aprile ndr), e aspettiamo di vedere come potremo celebrarla». Nella speranza, è il messaggio dell’arcivescovo, di aver chiuso il triste periodo e di riceverne, in eredità, la riscoperta del valore di comunità. —
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