Italia
Uffici postali chiusi nelle frazioni, l’ira dei sindaci: «Azione scorretta»
La riduzione dei servizi non piace agli amministratori. D’Ambrosio: «Utenti costretti a spostarsi e a concentrarsi»
lucca. Non piace agli amministratori del territorio la chiusura degli uffici postali delle frazioni. A fare da “punta di lancia” il primo cittadino di Altopascio Sara D’Ambrosio, che parte dalla chiusura di Marginone e Badia Pozzeveri. Un atteggiamento giudicato “scorretto” da parte dell’azienda. «In questo momento chiudere gli uffici postali delle frazioni, costringere le persone a spostarsi, obbligare gli anziani e chi è privo di un mezzo proprio ad appoggiarsi a questo o quello o a fare senza, è da irresponsabili – sostiene il primo cittadino - ed è da scorretti non aver inviato alcuna comunicazione ufficiale ai sindaci, non aver informato chi vive sui territori, non aver previsto alcuna concertazione. Una situazione che riguarda non solo Altopascio, ma tutto il territorio nazionale. Anci si è già mossa per supportare gli enti locali».
Il sindaco D’Ambrosio evidenzia come il decreto del governo garantisca i servizi bancari, finanziari, assicurativi e postali. «Le Poste chiudono gli uffici, costringendo gli utenti a spostarsi, cosa peraltro vietata, e concentrarsi nell’unica sede aperta, creando quindi disagi, code e affollamenti. Serve un ripensamento che auspico fortemente. E occorre condividerle con i sindaci certe scelte perché siamo in prima linea sui territori a gestire l’emergenza coronavirus».
Sempre nella Piana chiusura anche a Segromigno in Monte con l'ufficio più vicino a Camigliano. «In questa grave emergenza si devono garantire anche i servizi di prima necessità e chiudere l'ufficio postale del paese di Segromigno è inconcepibile - dice Gabriella Giusfredi, presidente dell'associazione dei commercianti locali - così si constringono gli utenti a spostarsi e concentrarsi negli uffici più vicini creando disagi e affollamenti. Soprattutto per gli anziani che riscuotono la pensione e non tutti possono pagare e fare pratiche on line».
Sulla questione delle poste c’è anche un intervento dei sindacati: «Le stringenti regole dettate dal Dpcm - dicono i segretari regionali Ferraro (Failp), Peluso (Confsal) e Nardi (Ugl) – non sembrano che riescano a fermare il massiccio afflusso di clienti che si recano giornalmente nei vari uffici postali del nostro territorio. Il personale che viene applicato a servizio del pubblico all’interno degli uffici è stato ridotto dall’azienda, come previsto dal decreto del Governo, proprio al fine di contenere il più possibile il contatto tra persone, e quindi anche la diffusione dell’infezione. Purtroppo, costatiamo che ancor oggi, molte persone si recano negli uffici postali per richiedere servizi o per fare operazioni che non rivesto carattere d’urgenza, e che quindi potrebbero essere benissimo differite nel tempo.
«Così facendo, - spiegano in conclusione Ferraro, Peluso e Nardi – oltre che compromettere l’azione messa in essere dal decreto emanato dal Governo, fanno sì che il rischio di un eventuale contagio si propaghi anche tra i lavoratori di Poste italiane, che continuano ad assicurare alla tutta la Nazione un servizio di primaria importanza». —
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