Sicurezza
Effetto Coronavirus, il 70% delle aziende subirà danni
A renderlo noto è Confindustria Toscana Nord che ha condotto un’indagine Soltanto il fatturato di poche imprese potrà uscire indenne dall’epidemia
lucca. I dati a consuntivo del 2019 parlano chiaro: anno difficile, fiacco se non sensibilmente negativo per la gran maggioranza dei settori industriali presenti nel territorio di Confindustria Toscana Nord.
Secondo i dati congiunturali emersi dall’indagine condotta da Confindustria Toscana Nord, la produzione industriale di Lucca, Pistoia e Prato ha segnato complessivamente –0, 9% rispetto al 2018, con un andamento che, nella sua generalità, nel corso dell’anno è andato declinando. Il totale comunque nasce da risultati sensibilmente diversi a livello di ciascuna delle tre province, dal +0, 8% di Pistoia al –3% di Prato, passando per il –0, 2% di Lucca. Segno meno generalizzato e più consistente per l’export, sempre rispetto al 2018 e sempre con un andamento complessivamente negativo nel corso dell’anno: –6, 7% Pistoia, –7, 1% Prato, –0, 8 Lucca, con un valore per l’intera area di –6, 2%.
«Se il 2019 può dirsi un anno piuttosto difficile, ma di criticità per così dire ordinaria, questo 2020, che si è aperto all’insegna dell’epidemia di Coronavirus, si presenta di complessità straordinaria, davvero senza precedenti – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord, Giulio Grossi – Questa straordinarietà emerge con nettezza dalle risposte che le nostre aziende hanno dato ai questionari diffusi sia dalla nostra associazione che da Confindustria nazionale. I risultati sono inequivocabili: solo il 30% delle imprese che hanno risposto ritiene che il proprio fatturato 2020 rimarrà indenne dagli effetti dell’epidemia, a fronte del restante 70% che ritiene di riceverne danni, in una misura che per il 44% di coloro che hanno risposto si colloca in un range che va dal 20% a oltre il 40%».
«Le aziende – prosegue Grossi – continuano coraggiosamente quasi tutte a produrre: a loro e ai lavoratori, che con senso di responsabilità continuano la loro attività, la comunità deve un grazie non formale. Come associazione continuiamo a fornire consulenza sulle misure di sicurezza da adottare: le richieste di chiarimento sono numerose, perché il senso di responsabilità rispetto alla salute di chi opera in azienda è, nella generalità dei casi, presente e forte».
«Assieme al sistema Confindustria vogliamo cominciare a guardare anche al futuro – sottolinea il presidente – non è prematuro, perché quando la crisi sarà passata dovremo essere pronti a ripartire con la massima determinazione. Sposiamo pienamente le posizioni di Confindustria, che spinge per rilanciare gli investimenti pubblici, per garantire la disponibilità di liquidità, sospendendo imposte e contributi e favorendo il credito, in particolare il finanziamento del circolante, per sostenere l’occupazione attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Alle imprese verrà richiesto in ogni caso un impegno enorme, all’altezza dell’eccezionalità di questa crisi. Ma ci dovranno essere le condizioni perché la manifattura, spina dorsale del nostro paese, possa riprendere in pieno la sua attività».
I questionari di Confindustria e di Confindustria Toscana Nord sugli effetti del Coronavirus hanno una rappresentatività elevata, avendo risposto 140 imprese che rappresentano 6. 800 addetti e 2, 5 miliardi fatturato. Oltre ai dati citati dal presidente Grossi, sono significative anche le risposte riguardo ai fronti su cui si esplicheranno gli impatti negativi (indicati da quel 70% delle imprese che li prevedono): per il 65% si collocano principalmente a livello di mercati di vendita e delle vendite stesse, per il restante 35% nei rapporti con i fornitori o gli approvvigionamenti. –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
