La manifestazione
«I medici devono poter lavorare in sicurezza»
LUCCA. «La scomparsa a 67 anni e in piena salute, a opera del coronavirus, del dottor Roberto Stella, medico di famiglia, presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, responsabile nazionale per la formazione della Federazione Nazionale Medici Chirurghi e Odontoiatri, rappresenta per la categoria un fatto di inaudita tristezza»: così, Roberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei Medici di lucca interviene sulla situazione vissuta dai colleghi.
«La morte del dottor Stella – riprende Quiriconi – primo medico di medicina generale caduto sul campo in questa epidemia, grida vendetta contro la crudeltà di un morbo che ci ha strappato una delle menti più illuminate, oneste e preparate del mondo medico italiano; vendetta, poi, perché è la diretta, palese conseguenza di una modalità di lavoro che, così com’è impostata attualmente, pone più di ogni altro il medico a rischio di contagio, per di più privo di difese verso l’agente patogeno. Questo evento luttuoso evoca anche rabbia verso una politica che si è mossa in ritardo e con decisioni discutibili dopo anni di tagli indiscriminati, rabbia verso opinioni contraddittorie di sedicenti esperti, rabbia verso un’amministrazione sanitaria che non offre mezzi di protezione adeguata ai suoi professionisti, territoriali e ospedalieri, che si sentono inascoltati e per niente coinvolti nelle decisioni in questa lotta ad armi impari, e gettati allo sbaraglio a combattere una vera e propria guerra contro un nemico sfuggente senza le risorse necessarie e con direttive imprecise, equivoche e talora inattuabili».
«Analoghe considerazioni – riprende – vanno fatte per il comparto ospedaliero: se si ammala un medico, così come qualsiasi altro membro dell’equipe, chiude (quando va bene) un’intera unità operativa con ripercussioni a cascata su tutto l’ospedale e anche su quelli limitrofi, con conseguenze inimmaginabili. È doveroso richiamare amministratori e decisori all’ascolto di chi lavora quotidianamente sul campo, e a un maggior senso di responsabilità, per mettere in grado tutti i medici di poter adempiere appieno ai loro compiti in questa situazione, dotandoli degli strumenti necessari in tempo reale. I medici non chiedono altro che lavorare, è la loro vocazione, devono però poterlo fare con dignità e con la serenità di un’amministrazione sanitaria che li ascolta e li sostiene. Un grande encomio, infine, da parte dell’Ordine e un sentito ringraziamento a tutti i colleghi che stanno lavorando in questo difficilissimo frangente». —
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