Gioco
Medici di famiglia: soldati in prima linea, ma disarmati
Parla il presidente dell’Ordine di Lucca Umberto Quiriconi, al momento a ogni dottore solo 20 camici monouso e 10 mascherine
LUCCA. Prendete un soldato e mandatelo a combattere, ma senza armi. Il paragone può sembrare azzardato, ma, a tutti gli effetti i medici in questo momento sono in prima linea e in molti casi sono lì a combattere senza potersi difendere. E, parlando della categoria, ci si dimentica spesso dei primi “soldati” ad affrontare quel nemico chiamato Covid-19, ossia i medici di famiglia. Disarmati o quasi, per l’appunto. A giorni e giorni di distanza dall’inizio dell’emergenza solo in ritardo hanno ricevuto le prime (e inadeguate) “armi”, sotto forma di dispositivi di protezione. E sì, come in una guerra, ci sono anche delle vittime. E parte proprio da Roberto Stella, medico di famiglia e presidente dell’Ordine della provincia di Varese, ucciso dal coronavirus, l’analisi della situazione del suo collega («e amico personale», sottolinea) Umberto Quiriconi, presidente dell’ordine dei medici di Lucca: «Quanto gli è accaduto deve servire da testimonianza di ciò che sono costretti ad affrontare i medici di famiglia e, con loro, i rispettivi familiari. Ma anche gli stessi pazienti. Siamo in prima linea e si lavora in condizioni difficili. A tutt’oggi, per ogni dottore, sono arrivati 20 camici monouso e 10 mascherine, materiale che può bastare per pochi giorni. Nei prossimi giorni, secondo una mail che ho ricevuto, dovrebbero arrivare nuove forniture e più adeguate, ma nel frattempo? Il medico di famiglia dovrebbe essere il primo a essere tutelato, anche per i numerosi contatti con i pazienti. Sono rimasto estremamente colpito dalla morte del collega, una persona straordinaria, e quanto gli è accaduto dovrebbe essere un monito per tutti».
Questi giorni sono frenetici, difficili e a rischio per tutti, compresi appunto i medici di famiglia, costretti a trovarsi spesso faccia a faccia con potenziali affetti da coronavirus, con i telefoni bollenti dalle chiamate dei pazienti («Del resto è comprensibile, la gente è spaventata, mentre riuscire a parlare con i numeri che sono stati disposti è impossibile»). E, a proposito di telefoni: «Quando il governatore Rossi ha minacciato i medici che non avessero risposto nei festivi mi son chiesto che idea si fosse fatto della nostra categoria». Un’uscita, quella di Rossi, letta come decisamente offensiva per chi vive il suo lavoro come una missione. —
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