Sicurezza
Malattie infettive e rianimazione sta per arrivare il nuovo piano
Quattordici i posti in terapia intensiva, 12 nell’altro reparto: per resistere si adattano altre aree
Aumentano di giorno in giorno i ricoverati per Coronavirus all’ospedale San Luca: con i due di ieri siamo arrivati a quota 14 (altri 12 sono a casa). Undici si trovano a Malattie infettive che solitamente conta 12 posti letto, mentre i tre più gravi (senza contare i due-tre pazienti trasferiti a Lucca da altri ospedali) si trovano a Terapia intensiva che conta 14 letti. Non è una dotazione sterminata, per questo leggendo i giornali e soprattutto vedendo quello che sta capitando negli ospedali del Nord Italia in molti si chiedono se Lucca saprà reggere il colpo. La risposta, almeno per il momento, è sì. Tre sono le chiavi di volta per cercare di non far collassare il sistema: flessibilità, rete e reperimento di altre strutture, che siano di privati o già di proprietà dell’Asl (Campo di Marte). Da giorni l’azienda sta lavorando al piano di riorganizzazione e a breve lo presenterà anche se alcune modifiche sono già state messe in atto. Sarà un piano di rete, che comprende tutti e 13 gli ospedali aziendali e che mette i tre presidi dotati di Malattie infettive (Lucca, Massa e Pisa) al centro del sistema, perché la presenza di in un infettivologo è considerata importante per la valutazione dei pazienti. Il piano è in mano a una lucchese, la dottoressa Michela Maielli che a ottobre è stata nominata responsabile della rete ospedaliera dell’Asl nord ovest.
Il tanto criticato monoblocco di San Filippo per ora tiene botta. Non è grande ma è “flessibile”. Come tutti gli ospedali di recente costruzione ha una struttura modulare che – a detta dell’azienda ma anche di molti di quelli che ci lavorano – consente di allargare o restringere i reparti e di trasformarli con relativa semplicità a seconda della necessità. Con il blocco dei ricoveri l’attività ordinaria è limitata alle urgenze e già adesso ciò sta consentendo di ricavare ampi spazi da destinare ai pazienti ammalati di Coronavirus. Tra le ipotesi su cui si lavora c’è quella di utilizzare i circa 15 posti della subintensiva di Cardiologia, che si trova al secondo piano del San Luca, proprio accanto a Malattie infettive. L’altra strada, già intrapresa, riguarda l’utilizzo dei reparti oggi chiusi, come day hospital e day surgery: qui ci sono una cinquantina di letti (dato fornito dall’Asl in una conferenza del settembre 2016) da poter utilizzare.
È vero che i letti non sono tutti uguali: la Terapia intensiva richiede postazioni ad alta intensità, dotate ad esempio degli ormai famosi ventilatori per chi ha difficoltà respiratorie e di un rapporto letti/medici più elevato di quello che c’è in altri reparti. Ma anche i letti di subintensiva sono dotati di ventilatori e in più la Protezione civile ha annunciato l’acquisto di 5mila dispositivi.
Oltre alla logica di rete e alla flessibilità, l’altro aspetto decisivo è relativo all’utilizzo di strutture private ma soprattutto degli immobili dell’ex ospedale di Campo di Marte. Si è parlato della palazzina “O” (dove ci sono gli uffici e la Medicina legale) ma l’attenzione sembra rivolta anche al padiglione C dove si trovano Cure intermedie e Medicina dello sport. L’idea è di creare “bolle” ovvero aree dedicate per gestire i pazienti in quarantena che devono essere controllati e i soggetti clinicamente guariti che però devono fare ancora dei controlli. —
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