La protesta
La direttrice del penitenziario S. Giorgio «Predisposte le misure di prevenzione»
Aumentate le telefonate settimanali e la loro durata e sono stati subito informati i detenuti sulla situazione venutasi a creare all’esterno
LUCCA. Le proteste che nelle carceri italiane non si arrestano con i detenuti che chiedono protezione dal Coronavirus e al contempo contestano il divieto delle visite imposto dal decreto governativo per evitare contagi al momento non sembrano interessare il penitenziario di San Giorgio. Le rivolte, iniziate tre giorni fa in alcuni istituti di pena, si sono rapidamente estese in tutta Italia: oltre venti carceri interessate da Siracusa a San Vittore, passando per Modena, Avellino e Foggia. E nella città pugliese sono riusciti a evadere decine di detenuti e 22 di questi sono ancora in fuga.
Nella casa circondariale sono reclusi circa un centinaio di detenuti, una sessantina dei quali hanno familiari che periodicamente chiedono notizie o vogliono visitare i loro parenti arrestati. La direttrice del penitenziario, Santina Savoca, che proveniente da Livorno nel dicembre scorso ha sostituito il direttore Francesco Ruello ora alla guida del carcere don Bosco di Pisa, al momento non registra problemi con i detenuti: «Ad oggi non registriamo situazioni anomale. Abbiamo predisposto le misure di prevenzione indicate dal ministero e, attraverso un’informazione corretta e tempestiva, non ci sono stati episodi di nervosismo. Mi pare che gli ospiti della struttura abbiano recepito quanto avviene all’esterno e i problemi che comporta il contagio con il Covid-19 e si stanno adeguando alle direttive».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Alessandra Severi, 35 anni, avvocato, garante dei detenuti che conosce bene i problemi del penitenziario San Giorgio ed è stata consulente criminologa del Gruppo volontari carcere. «Oltre ai controlli medici necessari per escludere che possano aver contratto il Covid-19, i detenuti sono stati correttamente informati della situazione e dell’impossibilità della visita dei parenti per i colloqui programmati. Logicamente un pochino di nervosismo è trapelato, ma è stato adeguato e ampliato il numero di chiamate e il tempo delle telefonate ai parenti (compagne, figli, genitori) spalmate nell’arco della settimana su 4-5 giorni. E questo ha contribuito non poco a rasserenare gli animi». —
L.T.
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