Il Tirreno

Lucca

Per i ristoratori la paura è doppia e ha la forma di una sala deserta

Rossella Lucchesi
Per i ristoratori la paura è doppia e ha la forma di una sala deserta

Colpiti dalla fuga di turisti e dalle norme restrittive i titolari dei locali cercano di non affondare tra tavoli a distanza di sicurezza, avvisi e disinfettanti a disposizione di tutti i clienti 

4 MINUTI DI LETTURA





le testimonianze

Mentre cresce la paura per l’epidemia di coronavirus, anche Lucca si svuota e assume un aspetto spettrale. Strade e piazze deserte, luoghi di ritrovo chiusi, annullati spettacoli cinematografici e teatrali. Gli abitanti sono chiusi in casa ed escono solo per urgenze. I pochi audaci che finora hanno dimostrato ottimismo si stanno arrendendo a una situazione che si fa sempre più seria e preoccupante. Per non parlare dei turisti, praticamente scomparsi.

Il clima che si respira è insomma quello di terrore e impotenza per le conseguenze di una situazione che rischia di mettere tutti in ginocchio. Basta fare un giro nel centro storico: desolante e cupo. Da coprifuoco. Ben diverso da quello del solito allegro viavai di cittadini e turisti che riempivano strade e locali. Quei locali adesso vuoti che trasudano la disperazione dei titolari che non sanno a che santo votarsi e stanno vivendo un incubo.

Tutti hanno preso precauzioni per tentare di contrastare il rischio virus, ma prevale il pessimismo. Agli Orti di Via Elisa hanno predisposto i tavoli con i coperti a un metro di distanza, sui quali è stato posto un avviso con le normative e con un metro di carta, per dare modo ai clienti di verificare le distanze stabilite. Disinfettanti e igienizzanti sono distribuiti in sala e nei bagni, dove campeggiano cartelli con le regole da seguire. Ma di gente se ne vede poca e anche la Festa della Donna è stata un disastro. L’unica nota positiva è il servizio di consegne a domicilio che è stato potenziato e sembra sortire buoni risultati.

«Speriamo che quest’incubo finisca al più presto, anche se dubito che riusciremo a recuperare la stagione e risollevarci economicamente, visto che nessuno è in grado di stabilire, se e quando arriveremo in fondo al tunnel e se potremo mantenere il personale – commenta Luana Del Magro del ristorante “L’Oste di Lucca” mostrando il locale deserto – vorrei che fosse un brutto sogno, ma temo che le conseguenze saranno disastrose. Però l’ordinanza va rispettata e anche noi ci siamo adeguati togliendo coperti per mantenere le distanze stabilite».

Fa impressione entrare al bar Moka e avvertire il clima da coprifuoco che ha preso il posto alla consueta allegria, con tavoli e sedie ridotti per rispettare le distanze tra gli avventori «che purtroppo sono sempre meno», come spiega Simone Biondi, uno dei soci del locale, mostrando la linea nera tracciata sul pavimento per segnalare la distanza da osservare al banco e i cartelli con l’elenco delle normative da rispettare. «Cerchiamo di fare il possibile, aggiunge, ma se andiamo avanti così rischiamo di chiudere, perché le spese sono troppe e le soluzioni ancora in alto mare».

Dello stesso avviso Marco Brotini del ristorante Baralla, che ha sacrificato una sala per sistemarvi tavoli e sedie tolti per rispettare gli spazi richiesti: «Ma in caso di nuclei familiari, non me la sento di dividerli, visto che vivono sotto lo stesso tetto. Usiamo tutti gli accorgimenti possibili, igienizzanti antibatterici compresi, ma siamo nelle mani del Signore che spero ci aiuti a risollevarci, evitando chiusure e licenziamenti. Mi auguro che politica e scienza trovino una soluzione, altrimenti sarà la fine».

Davanti al banco del bar Peschino, un cartello posto su due tavoli invita a non sostare per le consumazioni. I gestori Marco Chiocca e Andrea Cordoni ricordano che per il consueto apericena i clienti non potranno servirsi al buffet, ma saranno serviti dal personale, dotato di guanti che inviterà a fare uso dei disinfettanti e a mantenersi distanti un metro l’uno dall’altro.

«Lo Stato deve aiutarci, perché così rischiamo di far morire turismo e commercio che sono anche il traino dell’economia di Lucca – dice Stefano De Ranieri, patron del ristorante Mecenate e dell’osteria Lo Stellario, il quale si aspetta un segnale da parte dell’amministrazione comunale perché intervenga su suolo pubblico e blocco della tassa rifiuti – per la salvaguardia dei clienti, spiega, abbiamo sistemato i tavoli a debita distanza e ogni dieci minuti passiamo il disinfettante sulle maniglie, disponibile per tutti».

Stesso copione all’Antica Drogheria di via Elisa, gestita da Simona Lucchesi e Daniele Giusti che hanno tappezzato il locale con avvisi sull’emergenza e raccomandazioni sull’igiene. Fiumi di antibatterici e avvisi per il rispetto delle normative al bar Pacini di piazza Napoleone condotto da Michele Casciani che dispone i clienti ciascuno a un tavolino diverso «anche se si tratta di persone della stessa famiglia, dice, ma non voglio multe e queste sono le regole». —

Rossella Lucchesi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa