Sicurezza
«Quelle stesse persone erano a un funerale tre giorni dopo»
Parla la titolare del locale in cui, il 21 febbraio, si è svolta una cena: nove commensali, di un gruppo più ampio, sono poi risultati positivi
la testimonianza
Quando ha saputo che nove commensali all’interno di un gruppo più ampio, che hanno partecipato a quella cena del 21 febbraio, sono poi risultati positivi al Coronavirus, lei non ci ha pensato su più di tanto e subito ha contattato l’Asl.
Lei – la titolare di un locale del Capannorese (per tutelare il quale non riveliamo il nome) – racconta di stare bene. Ma di essere anche arrabbiata. Perché da quando la notizia ha cominciato a circolare, il suo locale ha avuto un «tracollo».
«Una disdetta dietro l’altra – racconta, amareggiata, la donna – Eppure, non appena ho saputo dei casi di Covid-19, ho subito avvertito l’Asl. Mi è stato chiesto se avessi dei sintomi e ho risposto di no. Mi hanno detto, poi, che il periodo d’incubazione della malattia, 14 giorni, era quasi terminato e che questo significava che non avevo contratto la malattia. Il locale non è stato chiuso e nessuno mi ha imposto di mettermi in quarantena né tanto meno è stato eseguito un tampone. Il motivo? Se avessi contratto il Coronavirus, in qualche modo, avrebbe già dovuto manifestarsi. E così non è stato».
Ma la rabbia resta. Anche perché – secondo il racconto della donna – tre giorni dopo, il 24 febbraio, molte persone che si trovavano nel locale, la sera della cena “incriminata” – si sarebbero incontrati di nuovo. Questa volta, però, per un evento spiacevole. «Ricordo bene la data – sottolinea la titolare – perché la persona defunta non era soltanto un mio cliente, ma un uomo stimato e benvoluto da tutti. C’era tantissima gente, a quel funerale. C’ero anch’io. Le persone si salutavano e si baciavano, in preda al dispiacere. E, anche in quell’occasione, c’erano molti dei commensali di quella cena. Peccato che tutti sembrano essersene dimenticati e che soltanto il mio locale sia stato bersagliato. Quando io, dal canto mio, ho informato l’azienda sanitaria non appena sono venuta a conoscenza dei casi di Covid-19. Io sono qui, non sono scappata, ci mancherebbe. Ma disposizioni, da parte di chi di dovere, non ce ne sono state. Cosa avrei dovuto fare? » .
E gli affari ne hanno risentito. «Sono passata da più di duecento coperti in un solo fine settimana – racconta la donna – a non avere più nessuno da ospitare. Eppure, nel mio locale, sto applicando tutte le direttive imposte dal Governo: dai tavoli distanziati alle norme igieniche per sanificare ancora di più l’ambiente».
Ma la situazione resta critica. I clienti la chiamano, chiedono spiegazioni, spesso impauriti.
«Speriamo che questo incubo passi in fretta – conclude la titolare del locale del Capannorese – nella mia attività lavorano, oltre a me, altre sette persone. Per il momento stanno smaltendo un po’ di ferie. Ma questo è un danno enorme non solo al mio locale, ma dell’intera provincia. Un tracollo che, in ogni caso, sarà difficile da recuperare e che, al momento, ci sta mettendo in ginocchio». –
Martina Trivigno
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