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“Paperman”, la storia di Lake proiettata al cinema Astra

“Paperman”, la storia di Lake proiettata al cinema Astra

Grande successo di pubblico per il nuovo documentario  che racconta dell’artista inglese senza una gamba: a Lucca realizzò la sua opera più grande

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lucca. L’arte come forma di riscatto, come mezzo per migliorare la propria vita e vincere contro un destino beffardo, che ancora adolescente sembra togliergli tutto o quasi, ma che dovrà poi arrendersi alla caparbietà e all’estro di un giovane che con le mani trasforma carta e cartone in opere incredibili che lo portano lontano.

È “Paperman”, la storia di James Lake, artista inglese protagonista a Lucca Biennale-Cartasia 2018. Storia divenuta un documentario diretto da Domenico Zazzera, proprio per volere degli organizzatori della Biennale e che martedì sera è stata presentata per la prima volta a Lucca, al cinema Astra.

James ha 44 anni e da quando ne aveva 17 ha una sola gamba. A portargliela via è stato un tumore. Allo spettatore, però, “Paperman” non appare come un documentario sulla disabilità, ma piuttosto sull’abilità. L’abilità di riprendersi da un colpo così duro, di reagire, di creare per tenere le mani in movimento e compensare così l’essere costretto in un letto, di trovare una strada, la propria strada, che nel 2018 lo porta a Lucca per costruire una statua alta più di metri che lo ritrae seduto per terra, intento a realizzare giraffe di cartone.

Un’opera che ha attirato in piazza San Frediano centinaia di persone nelle settimane in cui è stata esposta, la più grande mai realizzata da Lake. Una sfida vinta, nonostante le difficoltà e grazie alla fiducia, quella che James ha dato agli organizzatori della Biennale e a Zazzera. «Ci siamo sentiti per la prima volta via Skype, non è stato facile avvicinarlo – racconta il regista – Alla fine si è fidato di noi, aumentando il nostro senso di responsabilità, ma permettendoci di raccontare la sua straordinaria arte, il suo mondo, senza che ne venisse fuori un documentario sulla disabilità».

«Quello che ci ha davvero colpiti di lui è il rapporto quasi simbiotico che ha sviluppato con il cartone, un materiale considerato spesso uno scarto, ma che nelle mani di una persona come Lake, così umile quando parla delle sue creazioni, può trasformarsi in qualcosa di straordinario, unico», aggiunge Emiliano Galigani, direttore della Biennale e produttore del documentario. –

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