Il Tirreno

Lucca

pirogassificatore/2 

Inchiesta pubblica sull’opera: raccolte le ragioni del no

Nicola Bellanova

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BARGA. Posizioni distanti, e non poteva essere altrimenti, sul dibattito, finora senza contraddittori, tra Kme e comitati, sul pirogassificatore. Venerdì c’è stata la terza adunanza dell’inchiesta pubblica sul progetto Kme: dopo l’esposizione del 21 febbraio del progetto da parte dei tecnici dell’azienda è stata la volta delle parti che gli si oppongono. L’incontro è stato introdotto da Paolo Fusco, che ha sostenuto le posizioni del movimento La Libellula, opposte a quelle Kme, sui criteri escludenti (tra cui il divieto di costruzione di impianti di incenerimento nella fascia tutelata del fiume), e penalizzanti (come le condizioni climatiche sfavorevoli della valle) del Piano regionale di gestione rifiuti e bonifica dei siti. Fusco ha rispolverato le questioni delle condizioni meteo sfavorevoli, non riconosciute da Kme: le calme di vento, ben superiori a quelle utilizzate da Kme nella sua modellistica, e comprovate anche dalla campagna Arpat del 2018; la bassa diffusività atmosferica della Valle del Serchio già riconosciuta dal Lamma e accolta anche nel nuovo Piano Strutturale Intercomunale; l’inversione termica che causa il ristagno di inquinanti.

A elencare i rischi per il mondo agricolo (vedi articolo a fianco) è stato invece il presidente Coldiretti Andrea Elmi. Un altro esponente di Libellula, Francesco Bertoncini, ha approfondito due aspetti del progetto: la riduzione dell’impatto ambientale e l’insostenibilità del costo energetico, che rappresentano rispettivamente la condizione necessaria per l’autorizzazione l’una e la causa del progetto l’altra: «Non esiste alcun problema di competitività derivante dal costo energetico e il progetto non è nemmeno in grado di ridurre il costo stesso rispetto all’acquisto sulla rete, ma, anzi, è probabile che aumenti- Progetto che non può avere altra finalità se non quella di portare lo stabilimento verso il business dei rifiuti, con tutte le conseguenze del caso sia nella definizione dell’impianto, ma anche sociali, dato che il business dei rifiuti non richiede certamente il mantenimento dei livelli occupazionali attuali». —

Nicola Bellanova

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