Finanza
Sussidio a rischio per oltre 200 lucchesi
Più di un percettore su quattro non si è presentato al Centro impiego di San Vito per sottoscrivere il Patto per il lavoro
Atteso, richiesto e addirittura invocato a furor di popolo. Il tanto desiderato reddito di cittadinanza, la misura che assieme a “quota 100” ha caratterizzato il vecchio governo Gialloverde, nel Comune di Lucca offre sostegno a 788 persone. Eppure più di un percettore su quattro è pronto a perdere il sussidio. Motivo? La mancata presenza all’appuntamento fissato al Centro impiego di San Vito per sottoscrivere il Patto per il lavoro. Si tratta del primo passo verso il reinserimento professionale del disoccupato che per percepire il sussidio deve ottemperare anche a una serie di obblighi, tra cui quello di mettere la firma sul “patto” che consente a dipendenti regionali e navigator di “reclutare” i percettori del reddito per avviarli nel percorso di ricerca del nuovo lavoro. Un percorso impegnativo, fatto di colloqui individuali e di gruppo, di corsi di formazione, di candidature da inviare e di assegni di ricollocazione da spendere in qualche agenzia per il lavoro convenzionata (vedi pezzo sotto). Il reddito di cittadinanza, infatti, non è misura puramente assistenziale, ma è legata a doppio filo con il proposito di reinserire il soggetto nel mercato. Il percettore del reddito è parte attiva, dovendo egli stesso rendersi appetibile e spendibile agli occhi delle aziende. Non tutti, però, accettano di “sudarsi” il reddito e così preferiscono rimanersene a casa e perdere il sussidio. «Difficile spiegare il perché di un simile comportamento – spiega Giuseppe Fanucchi, direttore del Centro impiego di Lucca – Alcuni lo fanno perché percepiscono una cifra bassa, 50-100 euro, e non hanno la volontà di impegnarsi in questo percorso». Probabile che tra gli “assenti” ci sia anche qualche furbetto con un’occupazione in nero. L’impegno richiesto dal Patto per il lavoro non è cosa da poco e chi ha già un’attività irregolare di certo non può fare entrambe le cose.
Occorre precisare che non tutti i percettori del reddito di cittadinanza sono tenuti a firmare il Patto per il lavoro: una buona metà di coloro che prendono il sussidio in realtà sono esclusi dalle attività del Centro impiego. Si tratta per lo più di disabili, malati, madri o padri con la responsabilità della cura di figli minori o di anziani. Tutti soggetti non in grado di lavorare e che pertanto hanno sottoscritto solo il Patto per l’inclusione sociale con il Comune di residenza. «L’Inps ci ha girato un primo flusso di 788 soggetti percettori – spiega Fanucchi – Li abbiamo convocati tutti: 200 non si sono presentati, altri 200 erano in realtà soggetti che dovevano essere in carico ai Comuni, 78 erano impossibilitati sulla base delle fattispecie previste dalla normativa; 180 avevano trovato un’occupazione». I duecento che non si sono presentati sanno già cosa li attende: per aver dato il primo forfait subiranno la decurtazione di una mensilità, in caso di seconda mancata presentazione dovranno rinunciare ad altre due mensilità, mentre alla terza assenza ingiustificata addio reddito. «Vediamo come andranno le cose con il secondo flusso di 944 nomi che Inps ci ha inviato propri in questi giorni – conclude Fanucchi – I primi appuntamenti sono fissati per il 17 febbraio, termineremo a metà giugno». —
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