Attenzione
«Quel giorno speciale col caporale Houston»
Il ricordo dell’arrivo del militare della Divisione Buffalo a Bagni di Lucca, nei luoghi che contribuì a liberare nel 1944
LUCCA. Ha destato profonda commozione, al di qua dell’oceano, la notizia della morte, a 94 anni, di Ivan J. Houston, che 19emme, da soldato della Divisione Buffalo, partecipò alla liberazione della Lucchesia, terra con cui mantenne sempre uno stretto legame. Ieri, come ricordato dal figlio Ivan Abbott Houston, la sua figura è stata ricordata anche al cimitero militare americano di Firenze, con la bandiera a mezz’asta. Cordoglio è stato espresso anche dal presidente della Provincia Luca Menesini.
Profondo cordoglio è stato espresso anche dalla Valle del Serchio. In particolare, il giornalista-scrittore Sergio Talenti e il colonnello in riserva Vittorio Lino Biondi, ricordano la straordinaria giornata del 15 settembre 2012, quando il caporale Ivan J. Huston volle visitare i luoghi delle battaglie lungo la Linea Gotica. «Degli incontri con quel soldato afroamericano, in prima linea sul fronte della linea gotica dall’estate del 1944, ricordo in particolare due cose – scrive Talenti – anzitutto il racconto del primo abbraccio ricevuto da un bianco: accadde a Lucca e lui pianse. In quel momento Martin Luther King aveva solo 15 anni. Poi la schiena. Dritta. Sempre più dritta per il duro scontro ideologico con il razzismo delle alte sfere militari americane per le loro difficoltà a riconoscere il valore dei soldati afroamericani. Ragazzi di colore i cui diritti civili diventarono legge molti anni dopo. Ma lui Ivan J. Huston quella speciale battaglia l’aveva cominciata nei boschi della Val di Serchio».
Biondi poi ricorda la festa a sorpresa organizzata per il caporale nella Val di Lima: «Avevamo saputo che voleva tornare a visitare i luoghi dove aveva combattuto nel ’44/45, e gli abbiamo ricostruito a villa La Dogana, a Cerasomma, un posto comando americano come era nel settembre del ’44; è stato ricevuto con tutti gli onori ed era rimasto veramente emozionato. “Sembra vero” aveva detto». Ivan Huston nell’occasione fu poi accompagnato in tutti i paesi toccati dalla guerra, dove era stato da tutti salutato e ricevuto con affetto e simpatia:«Aveva una affezione particolare per il nostro Volto Santo – ricorda Biondi – che andava a visitare tutte le volte che veniva a Lucca. Un giorno mi riuscì di organizzare un pranzo con mio papà e lui; entrambi classe ’25, entrambi feriti in combattimento, entrambi avevano prestato servizio con la Quinta Armata, mio papà nell’Oss e Ivan nella 92° Divisione Buffalo; si erano incontrati già nel Novembre del 1944 a Barga, e li rimisi i a pranzo insieme dopo 70 anni. Del caporale mi aveva sempre colpito la grande serenità e umiltà». Tornato in America, combattendo una dura battaglia razziale, si costruì una grande posizione in società, prima in campo assicurativo poi come amministratore di miniere e compagnie telefoniche. È stato uno dei cento afroamericani più importanti degli Usa per anni. «Era un miliardario – conclude Biondi – ma nessuno lo avrebbe mai percepito, dal tono e dalla sua grande umiltà». —
Emanuela Ambrogi
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