Gioco
Ecco l’assegno di ricollocazione va speso nelle agenzie di lavoro
Il percettore del reddito deciderà a quale soggetto affidarsi. Quest’ultimo riceverà una somma sulla base del tipo di contratto trovato
LUCCA. Il reddito di cittadinanza c’è già ma ora arriva anche l’assegno di ricollocazione. Andiamo con ordine.
Per rendere compiuta la riforma dei Centri per l’impiego mancano diverse cose. Su tutte la piattaforma informatica nazionale utile a incrociare domanda e offerta in modo da inquadrare la fetta di mercato migliore per ciascun disoccupato. In mancanza di un sistema comune, ogni Regione si era fatta la sua piattaforma e ora c’è da armonizzarle (cosa non semplice). Un altro problema è l’accesso alle banche dati dell’Inps, l’ente che materialmente concede il reddito: i Centri impiego ad oggi hanno un accesso parziale. Infine, non è partito l’iter che prevede il meccanismo delle tre offerte di lavoro “congrue” da presentare al percettore: a chi rifiuta la prima possono farne una seconda e una terza ma con condizioni più stringenti (fino a 250 chilometri da casa). Se si rifiutano fino a tre offerte si perde il sussidio. Il meccanismo non è partito per i ritardi nel finanziamento di un altro tassello ritenuto fondamentale: l’assegno di ricollocazione su cui ci sono novità interessanti. «Chi ha stipulato il Patto per il lavoro con il Centro per l’impiego ha diritto a un assegno di ricollocazione che dà diritto a un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro – spiega Giuseppe Fanucchi, direttore del Centro Impiego di Lucca – Lo si può spendere anche presso le strutture private accreditate, ovvero le agenzie per il lavoro (Adecco, Orienta, Ali ecc..). La novità è che la sperimentazione dell’assegno è partita da qualche giorno in Toscana. A breve tutti coloro che hanno sottoscritto il Patto per il lavoro verranno informati di questa opportunità. Saranno loro stessi a decidere dove spendere il “bonus”: a quel punto, per un periodo di sei mesi, finiranno in mano alle agenzie per il lavoro. Si tratta di un modo per coinvolgere il privato nel percorso di professionalizzazione e ricollocazione del soggetto sfruttandone i canali».
L'importo dell'assegno viene riconosciuto all'agenzia (che deve essere iscritta all’albo nazionale dei soggetti accreditati) ma l'importo varia da un minimo di 250 euro a un massimo di 5.000 euro a seconda del tipo di contratto (determinato, indeterminato, ecc) e del grado di difficoltà per ricollocare il soggetto.
L’assegno di ricollocazione non è una novità: era stato varato col Job Act e da qualche anno possono richiederlo i disoccupati che ricevono la Naspi, così come fino al 2018 poteva richiederlo chi percepiva il Rei, il reddito di inclusione. Nel 2019 l’assegno è stato abbinato al reddito di cittadinanza e usarlo non è più una scelta ma un obbligo per tutti i percettori del sussidio. —
G.P.
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