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Cinghiale ucciso, parla chi ha sparato: «Costretto per la sicurezza»

Cinghiale ucciso, parla chi ha sparato: «Costretto per la sicurezza»

Il gestore degli impianti sportivi ha consegnato in Comune una memoria. Il sindaco: incarico a un legale, che esaminerà anche la convenzione

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GALLICANO. A squarciare il velo su quello che, da un mese, era l’interrogativo principale in paese alla fine ci ha pensato il diretto interessato, ossia l’uomo che domenica 2 febbraio sparò e uccise con un colpo di pistola un cinghiale, nella zona degli impianti sportivi di Gallicano.. L’autore di quel gesto, al centro di molte polemiche, fu subito individuato e denunciato dai carabinieri, ma il nome non venne reso noto. E a Gallicano, da quel giorno, sono state avanzate le ipotesi più disparate su chi avesse fatto quel gesto, da molti visto come sconsiderato, ma da altri invece anche giustificato. Ma a mettere fine alle voci sul “chi” è stato appunto il protagonista, ossia Ferruccio Bertoli, presidente dell’associazione che gestisce gli stessi impianti sportivi. Lo ha fatto depositando in municipio – come gli era stato richiesto dagli stessi uffici comunali – una propria memoria, in cui spiega le ragioni di quel gesto, frutto, emerge, di un’esasperazione dovuta alla presenza dell’animale, potenzialmente pericoloso, in una zona molto frequentata.

Contattato dal Tirreno Bertoli preferisce non rilasciare ulteriori dichiarazioni rispetto a quelle contenute nella memoria, ma fa capire che gesto sia arrivato solo alla fine di una serie di tentativi falliti per cercare di allontanare l’animale dalla zona. Quella del 2 febbraio, infatti, non sarebbe stata la prima volta che quel cinghiale si presentava nell’area degli impianti sportivi (attratto a quanto pare anche dal cibo che gli veniva lasciato appositamente da alcuni abitanti del posto), e più volte nelle settimane precedenti si era provato, ma inutilmente, a scacciarlo. Alla fine il rimedio drastico, anche per tutelare i bambini che frequentano l’area.

E poi la precisazione: a detta di Bertoli quello ucciso non era Jolanda, ossia il cinghiale frequentatore abituale del paese e che, in un certo senso, era stato adottato dagli abitanti. Quello ammazzato un mese fa sarebbe stato in realtà un esemplare maschio di grosse dimensioni. Insomma, secondo questa memoria quel gesto estremo sarebbe stato dettato da ragioni di sicurezza.

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Gallicano David Saisi che, senza entrare nel dettaglio della memoria difensiva, fa capire come la stessa non sia ritenuta sufficiente a chiudere la vicenda: «L’amministrazione comunale – scrive il primo cittadino – ritiene necessario conferire l'incarico a un legale per esaminare le carte, al fine di prendere tutte le opportune iniziative». Un esame che riguarderà anche la convenzione per la gestione degli impianti, che sarà analizzata dagli uffici comunali per valutarne il rispetto alla luce dell’accaduto. Accaduto sul quale alla fine – vista la presenza di una denuncia – dovrà comunque esprimersi un giudice. —

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