Il Tirreno

Lucca

Truffatori di anziani arrestati dai carabinieri

Truffatori di anziani arrestati dai carabinieri

Una finta avvocatessa chiamava le vittime dicendo che un familiare era rimasto coinvolto in un reato o in un incidente, chiedendo soldi per la cauzione

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LUCCA. Si fingevano avvocati e carabinieri, simulavano un fattaccio nel quale era stato coinvolto un proprio familiare e, con la scusa di pagare la cauzione (che esiste nei film e nell’ordinamento americano, ma non in quello italiano), riuscivano a ingannare le persone prese di mira, ossia gli anziani. Un trucco purtroppo visto e rivisto in diverse zone d’Italia, e anche qui in Toscana. Ma in questo caso i carabinieri della stazione di Bagni di Lucca e del Norm sono arrivati prima, e sono riusciti ad arrestare i protagonisti di questa commedia. Una commedia squallida visto che colpiva persone anziane e che, colpite negli affetti e nelle emozioni, non riuscivano a difendersi.

Tutto è partito giovedì mattina, quando in diverse abitazioni ha squillato il telefono. A unire quelle chiamate alcuni particolari: erano rivolte a utenze fisse, in abitazioni in cui vivevano persone anziane, e dall’altra parte della cornetta c’era sempre una donna (al momento non ancora identificata) che si spacciava per avvocato. La finta avvocatessa chiamava dicendo che un familiare (vista l’età delle persone chiamate solitamente veniva indicato un figlio) era rimasto coinvolto in un incidente o in un reato, e che servivano soldi per tirarlo fuori dai guai. A supporto della sua richiesta la donna diceva di essere d’accordo con un maresciallo dei carabinieri, e invitava a chiamare il 112 per assicurarsi che stava dicendo il vero. E, in effetti, se la vittima richiamava, dall’altra parte rispondeva la caserma dei carabinieri, o almeno qualcuno che diceva che quella era la caserma dei carabinieri. Questo semplicemente perché la finta avvocatessa non riattaccava, e quando la vittima richiamava la telefonata finiva direttamente al cellulare della truffatrice.

Stesso copione ripetuto giovedì scorso, poco prima di mezzogiorno, quando l’avvocatessa ha chiamato a casa di una donna di 86 anni di Bagni di Lucca, dicendole che il figlio era rimasto coinvolto in un incidente stradale ferendo gravemente un’altra persona, e che per evitare l’arresto servivano 6.300 euro in contanti. I carabinieri di Bagni, aveva aggiunto il finto legale, erano presenti alla conversazione. Ma l’età, e il presunto fattaccio accaduto al figlio, non sono bastati a trascinare l’86enne nel tranello: la donna, insospettita, è andata a casa di una vicina che, dalla sua utenza, ha chiamato il 112 (quello vero), e una pattuglia si è recata a casa della donna.
Passano pochi minuti e al centralino dei carabinieri arriva una seconda chiamata, questa volta da Borgo a Mozzano. Qui “l’avvocatessa” aveva chiamato una donna di 70 anni ripetendo la stessa storia. Solo che la donna, non avendo la cifra richiesta (aveva anche proposto alla controparte, che pure aveva accettato, di pagare una parte della somma con dei gioielli in oro), si è rivolta ai vicini per chiedere un prestito. E sono stati loro a dare l’allarme, avendo intuito che si trattava quasi sicuramente di truffa. Sono quindi intervenuti i carabinieri, con una pattuglia a bloccare le vie di fuga dalla piazza di Corsagna (punto di incontro tra la vittima e la persona incaricata di raccogliere i soldi) e militari in borghese per seguire la vicenda. È stato in quel momento che i presenti (la donna, alcuni vicini e uno dei carabinieri in borghese) hanno notato il passaggio in zona di un uomo mai visto prima da quelle parti. Da qui il sospetto che si potesse trattare dell’incaricato della “riscossione”. Ma, a sua volta, anche il sospettato ha visto uno strano movimento che gli ha fatto sorgere il dubbio di essere stato scoperto, e ha provato a fuggire in direzione del parcheggio, ma è stato bloccato da un secondo carabiniere in borghese.
A quel punto si è capito perché stava scappando verso il parcheggio: qui, infatti, un complice lo aspettava in auto e quest’ultimo, vista la mala parata, ha provato a fuggire in macchina, ma è stato bloccato da una pattuglia.

I due sono stati quindi arrestati in flagranza, perché fermati mentre stavano per incontrare la loro vittima per riscuotere la somma pattuita (che dopo una trattativa era arrivata 400 euro). Arresto che è stato convalidato, e per i due uomini (uno di 36 e l’altro di 34 anni) è stato disposto l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, ossia Napoli, in attesa del processo fissato per il 10 aprile. Questo mentre proseguono le indagini, per risalire a eventuali complici degli uomini (a partire dalla sedicente avvocatessa) e per vedere se vi sono altre vittime dei truffatori.

L’operazione è stata illustrata dal maggiore dei carabinieri Giorgio Picchiotti, comandante della compagnia di Castelnuovo, in una conferenza stampa che, oltre a voler rendere il giusto merito ai quattro militari che hanno messo a segno gli arresti, mira a mettere in guardia ulteriori potenziali vittime: «Se qualcuno chiama dicendo di chiedere soldi per situazioni del genere è sicuramente un truffatore – ha detto il maggiore Picchiotti – a quel punto chiamate i veri carabinieri, e con un telefono diverso da quello di casa. Usate un cellulare o rivolgetevi ai vicini di casa».

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