Il Tirreno

Lucca

 

«Vi presento il nostro consultorio»

Barbara antoni
«Vi presento il nostro consultorio»

La dottoressa Patrizia Fistesmaire da tre anni guida la struttura con sede centrale alla Cittadella nell’ex Campo di Marte Ogni giorno sono tante le criticità da affrontare: anche nel nostro territorio ci sono casi di ragazze minorenni in gravidanza

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l’intervista

Barbara antoni

Uno speciale pronto soccorso con il mandato dell’accoglienza, rivolto ad adolescenti, donne, coppie e famiglie. Difficile sintetizzare in poche parole il ruolo e le competenze del consultorio, che a Lucca ha sede nella Cittadella della Salute Campo di Marte (edificio B, secondo piano). Da tre anni è guidato dalla dottoressa Patrizia Fistesmaire (nella foto di Fiorenzo Sernacchioli), responsabile dell’unità funzionale del consultorio della Piana (comprende quello del Campo di Marte, le strutture distaccate di Turchetto, Sant’Anna e Capannori). «Lavoro nell’area consultoriale dal 2014 - spiega la dottoressa Fistesmaire, di formazione psicologa -, per tre anni ho lavorato nella salute mentale. L’obiettivo era portare anche a Lucca il consultorio, per eccellenza luogo di tutela di donne, adolescenti, coppie e famiglie. Prima di me c’era un’unità funzionale consultoriale; poi l’allora direttrice generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis volle dotare anche Lucca di un vero consultorio; una collega copre la Mediavalle».

Quale era lo scenario quando ha assunto questo incarico?

«Come psicologa, proveniente dalla salute mentale, mi sono trovata davanti a una grande opportunità: scommettere sulla prevenzione della salute, in modo da accogliere le persone e mitigare i disagi in modo precoce, cercando di limitare per quanto possibile l’accesso a servizi di salute mentale o di disagio giovanile. Sono sicura che possono avere questo effetto tanti interventi legati al consultorio psicologico, ad accesso diretto e gratuito. Qui non ci sono liste di attesa. Considero il consultorio la porta di accesso a un percorso clinico assistenziale».

Quale è stata la sua strategia?

«Ho creato collegamenti tra noi e le altre unità funzionali. Ogni caso viene analizzato per la domanda che rappresenta. Se c’è necessità, viene attivata una presa in carico a lungo termine, nei casi in cui si evidenzia una situazione di disagio o di sofferenza. Alcune domande che riceviamo possono non essere di competenza del consultorio».

Come si svolge l’accoglienza?

«Può essere sia diretta che telefonica, e comunque senza passare dal centro unico prenotazioni. Tutti gli operatori del consultorio hanno un forte senso di attaccamento al lavoro. Cerchiamo di essere aperti a tutti, per far diventare la differenza ricchezza».

Quali sono i principali aspetti di competenza del consultorio?

«Il consultorio è in prima istanza il luogo di elezione della salute di genere: la donna è seguita da quando si trova nel ventre materno alla menopausa. A questo si aggiunge il sostegno alla genitorialità. Il consultorio giovani invece è attivo da gennaio 2020: da tre ore a settimana dedicate ai giovani siamo passati a tredici e con due nuove figure di ginecologhe: l’azienda sanitaria ha fatto un importante investimento sul consultorio, accogliendo la nostra risposta. Dall’attivazione del consultorio giovani, l’affluenza al nostro servizio è aumentata tantissimo, grazie anche alla rete attivata con l’unità di educazione alla salute, con le scuole superiori e più di recente anche con le scuole medie».

In cosa consiste l’importanza della rete?

«La rete funziona se le porte di accesso sono presidiate: un punto fondamentale è parlare tutti lo stesso linguaggo e avere sentinelle ovunque. Il codice rosa è la nostra porta principale: partiamo dal presupposto che i diritti delle donne si raggiungono quando c’è un maschile evoluto. E che la genitorialità non è solo delle donne. Purtroppo gli uomini ancora soffrono di retaggi culturali e può succedere che per alcuni il ruolo paterno arrivi all’improvviso, senza che ci si siano preparati. A questo scopo sono nati, in seno al consultorio, alcuni gruppi: fra neo padri che si confrontano, fra coppie, fra neo mamme. Il percorso inizia con la preparazione al parto e prosegue nelle ludoteche».

Consultorio “dentro” e “fuori”, quindi.

«Sì: il consultorio deve uscire fuori: è un luogo di transizione. Deve andare incontro alle persone nei luoghi di vita. Lo facciamo con i genitori ma anche con i giovani. Perché i bisogni vanno intercettati prima: quella del consultorio è una sanità d’iniziativa, proattiva».

Nel consultorio di Lucca recentemente è stata istituita la contraccezione gratuita.

«Abbiamo dato attuazione a una specifica delibera regionale, la 1251 del 2018. Le interruzioni di gravidanza delle minorenni si devono ridurre con l’educazione alla consapevolezza di sé e degli altri. L’autonomia e l’autodeterminazione dell’individuo è il preludio al rispetto di sé e al rispetto di genere. Ma non siamo una farmacia: a fronte dell’erogazione di una contraccezione c’è un’attività di councelling. Il consultorio è olistico: l’individuo viene visto in tutti i suoi aspetti da una équipe di specialisti».

Anche sul nostro territorio ci sono casi di gravidanze di ragazze minorenni?

«Sì, alcuni casi ci sono. Se una minore rimane incinta è un problema con cui dovrà fare i conti per sempre. Per questo l’accesso a un’informazione adeguata è un dovere etico. Purtroppo oggi si è perso il contatto con il corpo. Il nostro tentativo è a monte: educare i bambini su un cammino di dignità. Si sta affaccianto una generazione nuova e diversa, con dimensioni di rischio legate alla consapevolezza corporea , alla tolleranza della frustrazione, del vuoto».

Diventa ancora più difficile il ruolo dei genitori.

«Purtroppo assistiamo anche a un aumento vertiginoso di conflittualità tra genitori. Cerchiamo di intervenire facendo prevenzione: con la manutenzione alla genitorialità. I genitori sono il primo controllo sull’adolescente, ma spesso non sono adeguatamente sostenuti». —



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