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«Il vaccino contro la polmonite non mette al sicuro ma aiuta»

«Il vaccino contro la polmonite non mette al sicuro ma aiuta»

Parla il dottor Alberto Tomasi, per anni responsabile di Igiene e Sanità nell’Asl nord ovest: niente panico però non sottovalutiamo il virus 

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l’esperto

«Di informazioni ne girano tante ma io sono vecchia scuola e mi piace ragionare sulla base dei principi e dei fatti accertati». Il dottor Alberto Tomasi, per anni responsabile di Igiene e sanità pubblica nell’Asl nord ovest, da settembre è in pensione ma non ha smesso di seguire le vicende sanitarie toscane e locali, soprattutto adesso con l’allarme Coronavirus

«Il primo sbaglio – dice – sarebbe sottovalutare l’avversario. Un avversario di cui sappiamo ancora poco: è vero che Sars e Mers sono parenti del Covid-19 ma in ogni caso si tratta di un agente patogeno con cui non siamo mai venuti in contatto e per questo molto aggressivo e facilmente trasmissibile anche se meno letale della Sars. Mi spiego meglio. Di fronte all’influenza c’è sempre uno zoccolo duro di persone vaccinate contro la malattie mentre qui non c’è nessun argine e si corre il rischio di ritrovarsi con un numero elevato di persone contagiate in breve tempo».

Non c’è ragione di farsi prendere dal panico, spiega Tomasi ma occorre aumentare i sistemi di protezione individuale. Come? «Seguendo i principi del vecchio igienista: lavarsi le mani per almeno 20 secondi, asciugarle bene perché se umide potrebbero comunque creare un ambiente favorevole al virus, tossire all’interno del gomito. Inoltre, è vero che non c’è un vaccino ma credo che l’aver fatto quelli contro l’influenza e soprattutto contro la polmonite male non faccia. Il Coronavirus aggredisce l’apparato respiratorio e provoca delle gravi polmoniti. In casi critici il soggetto è particolarmente esposto e in queste circostanze noi medici diciamo che “i cattivi si alleano”, ovvero c’è il rischio di complicanze ulteriori. Per questo presentarsi con un apparato respiratorio maggiormente protetto ed equipaggiato a contrastare diversi agenti patogeni è sicuramente un vantaggio».

In molti si chiedono perché per preparare il vaccino ci voglia così tanto tempo. «Preparare un vaccino è relativamente semplice quando il genoma è stato reso pubblico come nel caso del Covid-19. Il problema è vedere se gli anticorpi prodotti sono durevoli o svaniscono rapidamente. Per capirlo c’è un solo modo – conclude Tomasi: far passare il tempo». —



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