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Lucca

Coronavirus, le scuole restano aperte Il sindaco: «No alle paure irrazionali»

Gianni Parrini
Coronavirus, le scuole restano aperte Il sindaco: «No alle paure irrazionali»

Tambellini ha partecipato all’incontro con Rossi in Regione. Petretti: «Una corretta informazione per battere il panico»

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Scuole aperte e niente panico: la situazione è in continua evoluzione, ma sotto controllo. Sono sostanzialmente queste le due notizie che emergono dall’incontro che si è tenuto ieri a Firenze tra i sindaci toscani, il governatore Rossi e l’assessore Stefania Saccardi. Alla riunione era presente Alessandro Tambellini: «Non ci sono motivazioni sanitarie sufficienti a chiudere le scuole né per la limitazione o soppressione dei pubblici spettacoli e nemmeno per ordinare la chiusura di uffici e pubblici esercizi – spiega il sindaco su Facebook – Questo vale per tutto il territorio regionale. No all’allarmismo, no alle paure irrazionali. Condivido la posizione della Regione: i nostri provvedimenti devono essere basati sulla razionalità e sul coordinamento fra l’autorità sanitaria, il Governo e le amministrazioni locali. Faccio mio l’appello del presidente Rossi: i numeri telefonici dedicati a chi rientra dalle zone focolaio devono essere utilizzati da chi effettivamente rientra da Cina, zone rosse italiane e straniere».

Adeguatezza, proporzione e progressione: queste le linee a cui la Toscana si attiene nella gestione dell'emergenza Coronavirus. Nonostante la regione sia scivolata in seconda fascia – da zona immune al contagio a zona con casi sporadici. La terza fascia è riservata alle aree in cui ci sono i focolai – non si è ritenuto che le condizioni attuali fossero tali da istituire misure drastiche come la chiusura degli istituti scolastici. Alla riunione era presente anche la consigliera comunale con delega alla Salute, nonché ex medico dell’Asl, Cristina Petretti: «A mio giudizio si tratta di decisioni corrette perché misure così restrittive, se non necessarie, contribuiscono solo ad alimentare stati di allarmismo – spiega Petretti – Non bisogna abbassare la guardia ma la prima cosa da fare è dare una corretta informazione. Ad esempio, è stata ribadita l’inutilità del tampone in assenza di sintomi, anche per tutelare il corretto utilizzo delle scorte. Stesso discorso per le mascherine: non vanno usate a caso. La raccomandazione è quella di consultare sempre il medico di famiglia, che in questa fase ha un’importanza cruciale nell’anamnesi epidemiologica e nell’offrire un consulto al paziente che ha bisogno di chiarire la sintomatologia da cui è affetto. L’obiettivo è quello di evitare che persone con sintomi sospetti o di rientro dalle zone a rischio vadano al Pronto soccorso o agli ambulatori medici. Telefonate al medico per farvi consigliare: sarà lui a dirvi cosa fare ed eventualmente ad allertare il 118».

La priorità è tutelare le strutture ospedaliere: quando non succede e non si seguono i protocolli, la sicurezza dei presidi “crolla”, ha spiegato Rossi all’incontro con i sindaci, e si verifica quello che si è visto a Codogno. «Per evitarlo – prosegue Petretti – è fondamentale che si creino dei “corridoi” speciali per l'isolamento dei casi sospetti, che non devono “impattare” sulle normali procedure sanitarie. È quello che è stato fatto anche al San Luca con i tendoni per il pre-triage e con le altre misure introdotte». —

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