Il Tirreno

Lucca

Paura Covid-19, in città “assalto” ai supermercati

Martina Trivigno
Paura Covid-19, in città “assalto” ai supermercati

Scaffali vuoti in molti negozi di Lucca per accaparrarsi generi di prima necessità I commessi: «Non abbiamo venduto così tanto neppure per le feste natalizie»

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Sembra quasi un film. Uno di quelli apocalittici che tengono con il fiato sospeso, dall’inizio fino alla fine. Invece è realtà.

Le persone si aggirano veloci per il negozio, mentre spingono un carrello carico di troppe cose. Perlomeno per un lunedì “qualsiasi”. I supermercati, ieri, sono stati presi d’assalto. Letteralmente. «Neppure a Natale abbiamo venduto così tanto», commenta, a voce alta, qualche commesso mentre rifornisce in fretta gli scaffali. In una corsa frenetica per cercare di “tenere testa” all’affluenza di persone che non dà tregua, togliendo la merce impilata.

È la caccia alle provviste da mettere in dispensa. Perlopiù alimenti a lunga conservazione da tenere lì, a portata di mano. Non si sa mai, commenta qualcuno, mentre continua a riempire il carrello. E poi l’Amuchina, diventata però introvabile già da diversi giorni e, in sua assenza, altri prodotti per l’igiene personale.

È passato da poco mezzogiorno, il parcheggio è pieno di macchine. Sia quello del supermercato Unicoop Firenze a Sant’Anna e, stessa scena, all’Esselunga di San Concordio.

Nessuno, per la verità, ha voglia di parlare. Le persone entrano, vanno dritte all’obiettivo. Quando chiediamo se quella spesa “straordinaria” sia una conseguenza dell’effetto Coronavirus, i più negano. «Ci sono degli sconti eccezionali», risponde qualcuno, minimizzando. Ma lo sguardo tradisce quello che davvero pensano, pur non dicendolo ad alta voce. D’altronde, basta guardare quei grandi “buchi” sugli scaffali per comprendere che non si tratta soltanto di “ordinaria amministrazione”.

Sono spariti, in poco tempo, pasta, biscotti, olio e farina. Ma la folla non ha risparmiato neppure fazzoletti e prodotti per l’igiene personale, soprattutto sapone. Poi si mettono in fila, aspettando il proprio turno per pagare e, finalmente, escono. Soddisfatti per gli acquisti.

Cosa abbia spinto così tante persone in una corsa “disperata” alle provviste è senza dubbio la paura. Il timore della quarantena e dell’essere costretti a restare chiusi in casa per diversi giorni. Oppure – come fa notare qualcuno – poter decidere liberamente di non uscire per non sottoporsi a rischi.

Ma non solo le persone, anche le aziende cercano di limitare, per quanto possibile, i contatti con l’esterno. Anzi, con l’estero. È il caso della Fabio Perini spa, azienda che opera nel campo della fornitura di macchinari e servizi di trasformazione e confezionamento del tissue e che ha uno stabilimento anche a Shangai, in Cina. Ma, in questo periodo complicato, non è il caso di rischiare. E la società, allora – come fanno sapere dall’ufficio stampa – ha infatti vietato le trasferte da – e per – la Cina e la Corea e pure negli undici comuni lombardi.

Sono tanti, e tutti diversi, i modi per far fronte all’allarme Coronavirus. Ma quel che è importante ricordare è di non farsi prendere dal panico e dalla psicosi, ma di osservare con attenzioni quelle che sono le prescrizioni dell’Asl e della Regione. —

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