Gioco
«Rischia di rompersi la filiera produttiva» Effetto Coronavirus nelle aziende lucchesi
L’analisi di Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord. Disagi anche per i container. Favilla: «Cosmoprof semidisertato»
Non si può parlare di emergenze, ma di disagi sì. Nel sistema economico locale si stanno cominciando ad avvertire le ripercussioni del Coronavirus, che da giorni ha messo in ginocchio la Cina, ha raggiunto altri Paesi e anche l’Italia seminando vittime e una grande paura; che ha isolato, in Cina, aree tra le più produttive. Lo spiega senza allarmismi ma con chiarezza Marcello Gozzi, direttore di Confindustria Toscana Nord. «Da una settimana riscontriamo i primi segnali di rottura della filiera delle forniture - dice -, derivata dalla chiusura di fabbriche cinesi. Per ora non sono segnali eclatanti. Ma esiste il rischio che ci siano rotture della filiera produttiva e quindi che vengano a mancare semilavorati». Il settore che sta pagando per primo le difficoltà nate dopo la diffusione del Coronavirus è in Lucchesia quello della metalmeccanica per cartiere: «Alcune nostre aziende meccaniche hanno attività in Cina - sottolinea Gozzi -. Altri problemi si stanno riscontrando nel settore tessile, anche qui per l’approvvigionamento dalla Cina di tessuti grezzi, semilavorati. Questi ad oggi i settori in cui abbiamo avvertito i segnali più problematici. In molti casi le aziende stanno usando le scorte di semilavorati: se la situazione perdurasse, potrebbero esserci complicazioni».
Al momento non si ravvisano problemi per i flussi di merci in direzione opposta, ovvero da Lucca verso la Cina. Piuttosto, ravvisa sempre il direttore di Confindustria Gozzi, «possiamo dire che stiamo assistendo a un rallentamento complessivo degli scambi commerciali, anche di prodotti finiti e semilavorati riportati in Cina per essere sottoposti ad altre fasi di lavorazione. C’è poi la questione dei container in arrivo dalla Cina: alcuni non arrivano per via delle chiusura delle aziende di là, altri arrivano con una documentazione incompleta perché negli uffici di spedizioni in Cina il personale è drasticamente diminuito». E se la documentazione è incompleta, il container non può essere aperto né la merce prelevata. Quanto durerà l’autonomia delle aziende lucchesi, grazie alle riserve presenti? «Dipende - dice Gozzi -, da quanto sono consistenti e da quanto durerà questa situazione».
E poi racconta un aneddoto, emblematico per il tipo di momento storico che stiamo vivendo. «Dalla Cina stanno giungendo in Italia richieste di produrre mascherine - riporta Gozzi -. Ma in Italia produzioni del genere sono rare: le produzioni a basso costo infatti si sono spostate tutte proprio verso la Cina».
«Prevediamo ripercussioni per le nostre aziende che importano semilavorati dalla Cina - è anche la testimonianza di Roberto Favilla, direttore di Confartigianato Lucca-. Alcuni nostri associati che avevano programmato viaggi di lavoro in Cina in questi giorni hanno dovuto disdirli per rinviarli a non si sa quando. E tanto per dare l’idea di come la paura del Coronavirus abbia preso campo anche da noi, lo abbiamo notato dalle prenotazioni di parrucchieri ed estetisti per Cosmoprof: di solito partivamo da Lucca con due bus per Bologna. Quest’anno hanno disdetto in moltissimi operatori, impauriti perché la maggior parte dei macchinari esposti alla fiera bolognese vengono dalla Cina». —
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