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Una festa per Kisoro «Venite a cena qui Basta pregiudizi da Coronavirus»

Martina Trivigno
Una festa per Kisoro «Venite a cena qui Basta pregiudizi da Coronavirus»

La Pro loco di Coreglia ha voluto aiutare il ristorante cinese che dà lavoro a sette persone di cui due italiani del posto

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. Un modo per affrontare la psicosi. Tutti insieme. E far capire che, se proprio si deve aver paura, a spaventare deve essere il Coronavirus. Non le persone. Questa l’idea della locale Pro loco, guidata dal presidente Fulvio Mandriota.

C’è un ristorante cinese, a Coreglia, l’unico del paese. Ha aperto circa due mesi fa e gli affari, fino a poco tempo fa, andavano bene. Poi la notizia che ha cambiato la vita di Chen Jinfeng, la titolare del “Kisoro”: il Coronavirus. Insieme a lei, lì nel ristorante cinese, lavorano altre sette persone: i connazionali Jenny Zhan, Wang Jun Li, Chen Zhexiang, Zhu Zhiyou, Chen Zi Tao, Giulia Stagi e Giulia Bechelli.

«Abbiamo voluto lanciare un messaggio di solidarietà – spiega Mandriota – così, giovedì scorso, abbiamo organizzato una cena. E, dopo un po’ di tempo, quel ristorante è tornato ad essere pieno di gente. Almeno per una sera».

Si sono riuniti tutti insieme in una serata di festa e allegria. Hanno riso e scherzato. E, ovviamente, mangiato il sushi.

«Ci siamo detti di fare qualcosa per questi giovani che hanno investito a Coreglia – sottolinea il presidente della Pro loco – per far capire che la comunità non li ha abbandonati e che una speranza esiste sempre. Anche nei momenti più difficili». Ma Mandriota non nega che questa iniziativa– in occasione della festa della Pro loco di Coreglia – abbia sollevato più di qualche malumore in paese. «Le critiche purtroppo ci sono state – sottolinea il presidente – ma non ci hanno fermato, anzi. Abbiamo continuato per la nostra strada e siamo felici di aver scelto il “Kisoro” per la cena della festa della nostra associazione». Quella che Fulvio Mandriota racconta, infatti, è la storia di un ristorante che, all’inizio, andava a gonfie vele. «Vedevo la fila fuori sia a pranzo che a cena. Poi più niente».

Jenny Zhan, la caposala del “Kisoro”, racconta che andare avanti, oggi, non è semplice. E che esiste un prima e un dopo rispetto a quando le notizie sulla diffusione del Coronavirus hanno cominciato a circolare, togliendo loro il sorriso. «Sono nostri connazionali – racconta Zhan – ed è una grande sofferenza. Ma quello che vogliamo far capire a tutti è che noi non andiamo in Cina da moltissimo tempo».

E per far comprendere il loro pensiero anche ai clienti hanno esposto un cartello che lascia poco spazio ai dubbi: «Il nostro locale è sicuro. Il nostro staff risiede in Italia e non può essere venuto in contatto con il Coronavirus in alcun modo. Anche i nostri piatti sono assolutamente sicuri perché le materie prime da noi usate provengono tutte da fornitori italiani».

«Il nostro compito è quello di essere sempre al fianco della nostra comunità – conclude il presidente della Pro loco – e non importa la nazionalità. È stata una bella serata, quella di giovedì. E noi abbiamo voluto trascorrerla all’insegna dell’amicizia e, soprattutto, della solidarietà. Perché così deve essere: sempre dalla parte dei più deboli e, più in generale, di chiunque abbia bisogno». —



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