Toscana
«L’integrazione nasce dal rispetto di regole In Italia non possiamo accogliere tutti»
Il Circolo Pd del Centro Storico getta il sasso: «È ora di affrontare il tema dell’immigrazione con partiti e associazioni»
il dibattito
Dopo l’approccio filosofico, è il momento di spostarsi sul piano della concretezza per affrontare il tema dell’immigrazione. In sintesi, come spiega Giuseppe Bertini, già docente del liceo classico Machiavelli, «vogliamo uscire dall’approccio emotivo e squisitamente ideologico per cercare di vedere cosa è meglio fare per rendere migliore possibile l’ineludibile convivenza tra persone di diverse nazionalità. È questa la strada da seguire. In particolare cerchiamo con i criteri espressi nel nostro documento di individuare l’immigrazione come confronto fra culture».
Bertini è l’estensore del documento con cui il circolo Pd del Centro Storico ha sintetizzato una prima fase di confronto interno sull’immigrazione, un dibattito voluto in primo luogo dal segretario del circolo, Roberto Panchieri. «La nostra iniziativa non nasce da tensioni sociali nella nostra città, ma dalla volontà di aprire un confronto su un tema di primo piano sul quale nessuno si è incamminato», dice Panchieri. Il documento, che nella parte più tecnica riguardante la cittadinanza ha avuto il supporto del lucchese Giorgio Pieri, ex giudice penale e già presidente della Corte di Appello di Firenze, è arrivato dopo l’assemblea pubblica di settembre 2019 in cui è stato relatore Riccardo Roni, presidente della sezione lucchese della Società Filosofica Italiana. Il documento di Bertini è stato presentato agli iscritti del circolo, da loro discusso e approvato.
«La nostra intenzione adesso - spiega Panchieri - è più politica nel senso buono del termine: vogliamo arrivare a una discussione seria a Lucca, basata su principi e valori. Ci rivolgiamo alle forze politiche locali, ma in primo luogo ai cittadini, a organizzazioni sociali e associazioni».
La posizione del circolo Pd Centro Storico è netta. «L’accoglienza - illustra Bertini - parte dalla cultura del paese ospitante, che è aperta a persone straniere ma che è quella da conservare. La nostra cultura occidentale è più liberatria e democratica, per definizione più aperta al “diverso”. Partiamo dall’assunto che l’incontro con culture ispirate alla solidarietà comunitaria può rafforzare e migliorare anche la cultura del paese ospitante». Perché l’integrazione, come viene riportato nel documento, è un’inclusione partecipata: «Non si può intendere l’integrazione come rapporto paritario tra ospitante e ospitato, come semplice osmosi fra culture coinvolte. L’ospitante ha il diritto, ma anche il dovere nell’interesse dell’ospitato, di garantire non solo il rispetto delle regole giuridiche vigenti nel proprio territorio, ma anche la condivisione di alcuni valori che stanno alla base di una proficua convivenza civile». E ci sono valori comuni, ispirati alla Costituzione, che vanno tutelati: oltre al rispetto delle leggi, la laicità come come rifuto di qualsiasi discriminazione religiosa, la parità di genere in famiglia e sul lavoro, la formazione e la scuola, la libertà personale.
Il documento è frutto anche di una ricerca numerica: 5.255.503 gli stranieri in Italia al primo gennaio 2019, a cui si può aggiungere un numero di irregolari che si aggira sul mezzo milione: circa metà della popolazione straniera risulta essere europea (tra cui un milione di romeni e mezzo di albanesi), mentre africani e asiatici sono circa due milioni. Quanto alle religioni, a fronte di 2,8 milioni di cristiani ci sono circa 1,5 milioni di musulmani.
«La percentuale esistente tra immigrati e popolazione complessiva deve rimanere tale - dicono Panchieri e Bertini-. Non si possono accogliere tutti. E comunque noi siamo per l’accoglienza diffusa. La sicurezza non è un problema inventato. Anche se a livello di forze dell’ordine il nostro Paese può contare su 276.000 unità in valori assoluti, 453 agenti ogni centomila abitanti: la maggiore concentrazione in Europa, solo che il 60% delle forze dell’ordine è addetta a mansioni impiegatizie». Per gli stranieri, a maggior ragione dopo la conferenza di Roni e alla luce del successivo dibattito, il circolo Pd Centro Storico afferma la necessità di sostenere «diritti di cittadinanza per gli immigrati. «Tra ius soli e ius culturae noi propendiamo per lo ius culturae, che abbia nella scuola il principale teatro dell’integrazione». —
Barbara Antoni
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