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Lucca

il saggio 

Virginio Monti illustra il suo terzo libro sulle imprese partigiane

E. A.
Virginio Monti illustra il suo terzo libro sulle imprese partigiane

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BAGNI DI LUCCA. Sarà presentato domani, alle 17, nella Sala rosa del Circolo dei Forestieri, col patrocinio del comune di Bagni di Lucca, il saggio “L’Undicesima zona partigiana – Storia dei patrioti di Manrico Ducceschi”, terza fatica di Virginio Monti che, in questo libro, parla delle imprese del comandante Pippo che, alla guida di un piccolo nucleo, nel dicembre del 1943, arrivò a condurre le gesta di 882 combattenti, 129 dei quali caduti in battaglia o per rappresaglia delle truppe nazifasciste. Relatori saranno Mario Regoli dell’Istituto storico della Resistenza, e Andrea Giannasi, editore del libro. Oltre ai drammatici episodi che videro protagonisti i partigiani nella zona di Bagni di Lucca e della Valle, come la battaglia di Fabbriche di Casabasciana, Monti dedica grande attenzione a tanti, tantissimi protagonisti rimasti sconosciuti, ma non per questo meno fondamentali per le sorti della Resistenza. Con grande cura, l’autore ricostruisce fatti, luoghi e persone che consentirono ai capi partigiani e alla loro truppa di portare avanti la loro azione, assistendoli, aiutandoli, nascondendoli, nutrendoli e collaborando in ogni modo anche a rischio della vita, che molti persero nelle rappresaglie. Monti quindi parla delle gesta di Pippo e della sua formazione, ma paese per paese ritrova e cita contadini, pastori, artigiani, lavoratori e casalinghe il cui ruolo non è stato meno importante, anche se pochi lo ricordano e ancor meno lo celebrano. Se il saggio ricostruisce la prima fase della storia della formazione di Ducceschi, dall’8 settembre 1943 alla liberazione di Bagni di Lucca avvenuta il 28 settembre 1944, altrettanta attenzione dedica alle azioni di contadini, operai e lavoratori in genere. «È vero – scrive Monti – che chi ha fatto la Resistenza proveniva dai più diversi strati sociali della popolazione e così essa diventa Resistenza di popolo, ma il contributo dato dagli operai e dai contadini è proporzionalmente molto più grande di quello dato dagli altri strati sociali». –

E. A.

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