Sicurezza
Vestiti da SS dove ci fu l’eccidio Il tribunale archivia l’indagine
Si conclude la vicenda giudiziaria che coinvolse un gruppo di cinque persone tra cui un giovane lucchese e un livornese. «Una rappresentazione scenica»
lucca. Non costituisce reato l’avere indossato abiti da SS, il giorno della Memoria del 2019, in un luogo simbolo dell’eccidio come Cà di Berna, località di Lizzano in Belvedere, nel Bolognese, dove il 27 settembre 1944 le SS (mai processate) fucilarono 28 persone, comprese donne e bambini. Nel caso, segnalato alla procura bolognese da un consigliere regionale emiliano (ma contro il quale si mobilitarono anche forze politiche lucchesi), furono coinvolti cinque uomini, tra cui un giovane lucchese appena maggiorenne e un livornese: quelli che avevano indossato gli abiti da Ss. Con un decreto datato 13 febbraio 2020, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, dottoressa Grazia Nart, su richiesta presentata dal pubblico ministero, ha disposto l’archiviazione delle ipotesi di reato a carico degli imputati, riconducibili all’articolo 604 bis del Codice Penale: approvazione o emulazione di crimini nazisti, istigazione o incitamento sull’apologia dei crimini di guerra o contro l’umanità.
All’esito delle indagini, compiute dalla Digos bolognese, il gip ha ravvisato che «non è risultata integrata la condotta prevista e sanzionata dalla norma - riporta il decreto di archiviazione -. Per quanto riprovevole e astrattamente volta a ingenerare provocatoriamente in soggetti terzi un sentimento reazionario e di imitazione dei crimini nazisti, non è concretamente idonea a provocare l’immediata esecuzione dei delitti o la probabilità che vengano commessi». Secondo il tribunale, non è stato possibile provare l’elemento soggettivo del reato contestato, dal momento che gli indagati, sottoposti a interrogatorio, hanno affermato che l’intenzione era di realizzare un reportage sulla seconda guerra mondiale, per semplice evocazione storica. Tutti gli indagati, come riportato nel decreto, risultano vicini ad ambienti di estrema destra, «appassionati della Seconda Guerra Mondiale e in particolare dell’esercito tedesco al punto da aver fondato un gruppo storico rievocativo la cui principale attività consiste nel pubblicare reportage e fotografie, personalmente realizzate, sulla Seconda Guerra, con finalità essenzialmente storico rievocative, come dimostrato dal materiale sequestrato». «All’esito delle indagini - viene riportato - non vi sono riscontri che le attività svolte dagli indagati, con gli altri rievocatori del gruppo, vadano oltre la rappresentanza scenica». Da qui l’archiviazione.
«Finalmente si è fatta giustizia - dice l’avvocato Emanuele Fusi del foro di Lucca, difensore dell’indagato lucchese -su una vicenda grottesca, che aveva finito per trasformare in mostri ragazzi e persone che stavano facendo un album fotografico in ambito di una rievocazione storica attinente la Seconda Guerra, senza finalità di esaltazione dei crimini di guerra. Dovrebbe servire da lezione a chi ha strumentalizzato il caso per fini politici». —
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