Sicurezza
Picchiata dal marito: la salvano i bambini che danno l'allarme
Uomo condannato a due anni e mezzo per maltrattamenti. A far intervenire le forze dell’ordine erano stati i figli piccoli
LUCCA. Sono stati i figli, ancora bambini o poco più, a trovare la forza per una madre ormai rassegnata. La forza di dire «no, ora basta». Basta con la violenza, basta con quelle mani che, sempre più spesso, il padre alzava sulla loro mamma. . È una storia triste e, probabilmente, anche più comune di quanto si possa pensare, quella affrontata al tribunale di Lucca. Una storia triste ma, volendo cercare almeno un aspetto positivo, anche una storia di riscatto, rappresentato proprio dal comportamento di chi, nonostante la giovane età, non ha avuto difficoltà a distinguere il male dal bene e invece di chinare il capo ha reagito a quell’ingiustizia. Protagonista una famiglia di origine marocchina residente in Lucchesia: padre, madre e quattro figli, la più grande di soli 14 anni.
Una famiglia in cui ormai, complice anche qualche bicchiere di troppo, le prepotenze del marito nei confronti della donna erano all’ordine del giorno. Urla e botte, anche davanti ai figli. Ma proprio loro hanno scelto di non restare solo testimoni inermi di a quanto accadeva alla mamma. Così all’ennesimo episodio sono stati i figli a decidere di domandare quell’aiuto che la donna non aveva trovato la forza di chiedere: una sera che l’uomo è rientrato a casa, ancora una volta “alticcio”, e ancora una volta iniziando a prendersela con la moglie, i bambini sono usciti di casa. Non sapendo bene cosa fare sono andati nel primo posto che hanno trovato, un negozio vicino casa, spiegando a chi si trovava lì quello che stava accadendo.
Così i titolari del negozio hanno chiamato le forze dell’ordine, al loro intervento, oltre alla denuncia dell’uomo è seguita l’attivazione del codice rosa. Una storia che poi è arrivata, appunto, in tribunale. Per l’uomo, accusato di maltrattamenti e violenza privata, il Pm Sara Polino ha chiesto tre anni. Il giudice Alessandro Trinci, riconoscendo le attenuanti generiche, ha condannato l’uomo a due anni e mezzo (pena sospesa) con il divieto di avvicinamento alla, ormai ex, moglie. —
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