Sicurezza
Ragazze con i numeri Quasi 600 studenti all’incontro con Roberta Fulci
Laureata in Matematica ora è voce di Radio 3 Scienza Ai ragazzi ha parlato di scienziate che hanno fatto la storia
Trentotto anni, matematica di formazione, giornalista scientifica di professione. Si chiama Roberta Fulci, è nata e vive a Roma e ieri è salita in cattedra per ribadire che le donne hanno tutte le carte in regola per farsi strada nella scienza e che per troppo tempo sono state vittime di disuguaglianze e preconcetti che le hanno escluse da questo “percorso illuminato”. Davanti a lei un plotone di 570 studenti delle scuole medie e superiori di Lucca e Viareggio che hanno partecipato all’incontro organizzato nella chiesa di San Francesco dall’Imt e dall’ufficio scolastico territoriale di Lucca e Massa Carrara dal titolo evocativo: “Ragazze con i numeri” che poi è anche il titolo del libro scritto proprio da Roberta Fulci, che da sei anni è voce di Radio 3 Scienza, e Vichi De Marchi. Un libro, pubblicato nel 2018, già tradotto in polacco e coreano, che racconta le storie ma anche le passioni e i sogni di quindici scienziate (Editoriale Scienza) che ora sono diventate sedici - con l’aggiunta della biologa Margarita Salas - nella versione in spagnolo. Un tema, quello della piena ed equa partecipazione delle donne nelle scienze molto caro alla giornalista che, all’inizio del suo percorso, non aveva mai avuto a che fare con discriminazioni di genere e che ieri ha potuto parlarne proprio in occasione della “Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza” proclamata dalle Nazioni Unite. «Quando mi sono iscritta alla facoltà di Matematica a Roma - racconta - il primo anno eravamo 150 studenti: metà uomini e metà donne. Poi, man mano che il percorso andava avanti noi donne siamo diventate meno. Donne che facevano ricerca con me hanno interrotto questo percorso perché non si conciliava con la famiglia. È complicato quando vuoi fare un figlio - continua Fulci - io non mi sono allontanata dall’università perché sono donna, non ho subito discriminazioni in prima persona ma mi rendo conto che sulla carta si può fare tutto però poi arrivi a scontrarti sempre con dei limiti. Pensiamo ad esempio a quanto il gender gap diventi evidente nella scelta degli esperti fatta dai media per programmi e trasmissioni televisive: solo il 36% delle scienziate è donna ma addirittura il 18%, quindi la metà, è intervistato come esperto in favore dei colleghi maschi». Durante il suo intervento in San Francesco, Roberta Fulci ha raccontato agli studenti alcune storie contenute nel suo libro: storie di scienziate coraggiose che hanno avuto più di qualcosa da dire grazie alle loro scoperte. Dall’etologa e antropologa Jane Goodall, all’astronoma Vera Rubin passando per la prima matematica afroamericana ad aver partecipato ai programmi della Nasa, Katherine Johnson. A introdurre l’incontro è stato Emiliano Ricciardi, professore ordinario della scuola Imt e delegato del direttore Pietro Pietrini per le Politiche sociali: «Abbiamo sempre voluto declinare la ricerca che svolgiamo all’Imt nel suo aspetto più ricco: quello sociale. Per questo ci rivolgiamo ai giovani e ci auguriamo che presto non ci sia più bisogno di affrontare temi come quelli dell’equità di genere, bullismo e razzismo perché finalmente superati». Fulci attualmente è assorbita da Radio 3 Scienza, programma col quale collabora ormai da sei anni. «La redazione è composta per metà da uomini e per metà da donne - spiega - quando frequentavo il liceo non avrei mai pensato di lavorare in radio e per me è stata una cosa inattesa. Credo che la radio e più in generale la divulgazione della scienza sia il mio futuro. Amo parlare di attualità matematica ma anche di neuroscienze. La differenza con il mondo della ricerca è che se una cosa va storta il giorno dopo non ci pensi più. Ora il ruolo del giornalista scientifico è più riconosciuto. Raccontare la scienza non è facile perché si corre sempre il rischio di un’eccessiva semplificazione e quindi di incappare in un errore». Ma se da una parte Fulci è convinta che le donne che fanno scienza siano vittime di discriminazioni più o meno palesi e dirette, dall’altra non crede che la risposta a questo problema siano le quote rosa o comunque altre misure che partano dallo stesso presupposto. «Le quote rosa - dice - vorrebbero limitare l’ingiustizia con un’altra ingiustizia». Diverse le domande interessanti che gli studenti hanno posto a Fulci. Tra gli interventi anche quello di una professoressa del Nautico di Viareggio: «Sono l’unica donna che insegna navigazione e una volta dovetti rinunciare a una missione perché nella nave c’era solo un bagno: riservato agli uomini». —
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