Sicurezza
Via dal clero l’ex parroco condannato per pedofilia
Cacciato da Papa Francesco il sacerdote originario di Bagni Fu sorpreso nella sua auto con una piccola di 10 anni rischiando anche il linciaggio
BAGNI DI LUCCA. L’ex parroco di Calenzano Paolo Glaentzer da ieri è anche un ex prete. Il 72enne condannato dal tribunale di Prato il 5 marzo del 2019 per abusi su una bambina, e da allora tornato a vivere nel paese d’origine, a Fabbriche di Casabasciana nel Comune di Bagni, è stato sconsacrato dalla Santa Sede.
«La Congregazione per la dottrina della fede – si legge in una nota diffusa ieri dall’Ansa – ha reso noto che il Santo Padre Francesco ha deciso la dimissione dallo stato clericale del reverendo Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommai». A dare l’annuncio è stata l’arcidiocesi di Firenze.
L’ex parroco fu condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal giudice del tribunale di Prato perché ritenuto colpevole di violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Quando l’uomo fu sorpreso in auto con la piccola rischiò anche il linciaggio. Nel processo era stata ammessa la costituzione di parte civile della Curia di Firenze, del Comune di Calenzano e dei genitori della minore. I fatti risalgono al 23 luglio 2018, quando un vicino di casa della bambina li sorprese nell’auto del parroco in atteggiamenti inequivocabili e fece intervenire i carabinieri. Non era la prima volta, per sua stessa ammissione, che il prete aveva contatti con la piccola, figlia di una coppia a cui dava assistenza considerate le condizioni disagiate in cui si trovava la famiglia.
Oltre alla condanna, con il rito abbreviato, il gup di Prato aveva previsto anche una provvisionale per il risarcimento danni in favore della piccola pari a 50mila euro e una serie di pene accessorie, tutte volte a impedire eventuali contatti con minori, proibendo per esempio la possibilità di insegnare o quella di avvinarsi a luoghi di aggregazione giovanili. Era stato annunciato anche che sarebbe stato avviato un processo canonico contro Glaentzer, iniziativa che ha portato alla decisione di spretare l’ex parroco. Durante il procedimento il prelato si era difeso spiegando che i suoi «erano solo gesti d’affetto» e che non credeva che la bambina «fosse così piccola».
«È stata una mia stupidata – si giustificò – mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado». Il suo legale aveva chiesto per lui una perizia psichiatrica, adombrando il sospetto che il prete potesse essere incapace di intendere e di volere. Il giudice non aveva però accolto la richiesta.
La parrocchia dove prestava servizio l’imputato si era costituita parte civile: era la prima volta che avveniva in Italia, aveva spiegato l’avvocato della curia toscana Paolo Ghetti. Il procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, parlò di «un segnale di presa di coscienza della Chiesa sulla pedofilia in seguito alle iniziative di Papa Francesco». —
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