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Il governo litiga sulle limitazioni Lucca studia l’ipotesi moratoria

G.P.

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LUCCA. Il fenomeno Airbnb è di portata mondiale e molte delle città alle prese con gli effetti di questo turismo hanno già preso delle contromisure per non rischiare di snaturarsi. Amsterdam, ad esempio, ha stabilito un limite per gli affitti brevi di 60 giorni all’anno, Londra di 90 per la prima casa, Parigi di 120 per la prima casa con l’aggiunta del cosiddetto principio di “compensazione” a partire dalla seconda casa: per ogni appartamento destinato ad affitti brevi, il proprietario deve garantire di possederne uno simile nello stesso quartiere destinato all’affitto a lungo termine. Berlino, invece, ha messo un tetto di 90 giorni agli affitti brevi delle seconde case, mentre Barcellona ha introdotto le licenze, mutuando il sistema da San Francisco.

E in Italia che succede? Qualche giorno fa due parlamentari Pd hanno presentato un emendamento che dava ai Comuni facoltà di predisporre licenze per “affitti brevi” e di fissare un numero massimo di giorni in cui appartamento può essere locato ai turisti. Ma l’emendamento è stato definito irricevibile anche da esponenti della maggioranza (ItaliaViva) e così i firmatari lo hanno subito ritirato. Ultimo a parlare Dario Franceschini che propone di mettere un limite agli appartamenti (tre?) che ogni proprietario può affittare in questo mercato. «È una proposta interessante che mira a fermare chi fa attività di impresa mascherata – spiega l’assessore al Turismo Stefano Ragghianti – a scapito di chi sposa lo spirito originario di Airbnb e affitta la casa per far vivere i turisti all’italiana. A Lucca questo accentramento della proprietà nelle mani di pochi non si registra, ma comunque il fenomeno va governato. Vediamo cosa farà il governo ma studiamo anche “soluzioni locali”: siamo in contatto con il Comune di Firenze e nel confronto con loro e con altre città stiamo cercando di capire se ci sono strumenti urbanistici che, per alcune zone della città consentano di porre vincoli all’utilizzo del patrimonio edilizio e limitazioni temporanee agli affitti brevi. Una moratoria? Si, una specie. Stiamo valutando un provvedimento simile a quello fatto per porre un freno al proliferare di bar e ristoranti in centro. Ma si tratta di ipotesi, eventualmente da costruire con la massima attenzione perché si va a toccare la proprietà privata. L’altra possibilità è porre un tetto oltre il quale l’affitto diventa vera e propria attività imprenditoriale. In ogni caso il monitoraggio effettuato dai nostri uffici e reso possibile dall’accordo con Airbnb ha fatto emergere il sommerso e ci dà un quadro d’insieme esaustivo. Tra l’altro, nell’ultimo periodo abbiamo notato che molti host si cancellano».

Anche l’assessore al Commercio Valentina Mercanti segue con interesse la faccenda: «Durante il Lubec – dice – abbiamo affidato alla Fondazione PromoPa uno studio per capire qual è l’impatto del turismo sul centro storico. Con in mano i risultati saremo in grado di capire ciò che sta succedendo e di prevedere soluzioni adeguate per governare i cambiamenti in atto». —

G.P.

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di Redazione web