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Famiglia al completo va a donare il sangue

Famiglia al completo va a donare il sangue

Papà, mamma e tre figli tutti insieme al centro trasfusionale del San Luca. Per loro una torta con su scritto: “Grazie”

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MARLIA. Una domenica dedicata alla solidarietà. Ieri mattina una famiglia composta da cinque persone, ha deciso di fare un gesto importante come quello della donazione del sangue. Papà Fabio Michellotti, mamma Barbara Spadoni, insieme ai tre figli, Davide e le gemelle Lisa e Serena, hanno raggiunto il centro trasfusionale dell’ospedale San Luca. Una “vocazione” comune che i genitori - iscritti all’associazione Fratres di Marlia - sono riusciti a trasmettere anche ai loro ragazzi. Tanto che il presidente dell’associazione di volontariato, Mauro Scannerini, l’ha definita «una famiglia esemplare».

Non capita spesso infatti, che al centro trasfusionale si presenti una famiglia intera. «Questa mattina(ndr, ieri mattina) al centro trasfusionale dell’ospedale San Luca di Lucca è accaduto qualcosa di speciale, qualcosa che davvero non si vede tutti i giorni - ha detto il presidente Scannerini - una famiglia, una famiglia Intera ha deciso di donare il sangue contribuendo a sopperire alla continua necessità. I donatori, si sa, sono molti (per fortuna) ma che una famiglia intera decida di farlo assieme, è davvero una cosa speciale. Il gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Marlia, che ben conosce il valore di tale gesto, ha voluto celebrare l’evento offrendo un bellissimo dolce sul quale spiccava la semplice parola “Grazie”». La speranza dell’associazione è che il gesto della famiglia Michellotti sia un esempio anche per altre persone che ancora non donano il sangue.

«Non pensavamo di fare una cosa così particolare - dice, anche con un certo imbarazzo, Barbara Spadoni - mio marito Fabio è già diversi anni che dona il sangue. Io lo donavo quando ero più giovane e ora ho ripreso. Una delle mie figlie ha espresso il desiderio di cominciare a donare il sangue il giorno in cui ha compiuto 18 anni. Fa anche il tirocinio come operatrice socio sanitaria quindi è ancora più sensibile al tema. Ci tengo a dire che l’abbiamo fatto con semplicità, senza pensare che il nostro gesto avrebbe avuto questa risonanza».
 

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