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LA MAGIA DEL BILIARDO SUI TAVOLI DELLA FANCIULLA
Ti domandano: «Ma te la ricordi la Fanciulla?» e se hai più di vent’anni molto probabilmente non hai bisogno di alcuna specificazione. Non serve, insomma, indicare che si parla della Fanciulla del West. Perché, per generazioni intere di lucchese, quel fondo con due vetrine in “via Mordini già via Nuova” si è identificato con il bar e, soprattutto, con le annesse sale biliardo che hanno visto passare le migliori “stecche” italiane. Quattro tavoli verdi (due con affaccio sulla strada, due sul retro) intorno ai quali volavano parole come “garuffa”, “raddrizzata”, “rinterzo”, “rinquarto”. Per arrivare al “ricciolo” e all'immaginifico “cappello da prete”. Qualcosa di più di un gergo. Piuttosto le coordinate lessicali di una comunità che qui si è ritrovata, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Fino a identificare il luogo con quello che vi accadeva all’interno.
Non era sempre stato così però. In quel locale, nella seconda metà dell’Ottocento, era stato aperto un negozio dalla famiglia Quilici. Quella che poi si sarebbe trasferita in via Fillungo, in uno dei negozi di stoffe più famose di tutta Lucca, lasciando spazio, per quasi un secolo e mezzo, al biliardo in tutte le sue sfaccettature.
Con il passare del tempo la Fanciulla era diventato il punto di riferimento non soltanto degli appassionati di Lucca, ma anche di tanti giocatori toscani e italiani. Ne erano testimonianza le fotografie che facevano bella mostra accanto alle stecche e ai segnapunti, dove erano immortalati i campioni che avevano poggiato le loro mani sulle sponde dei biliardi lucchesi. Un nome per tutti, noto anche al di fuori del circuito degli appassionati: Marcello Lotti, detto lo Scuro, reso celebre dal film di Francesco Nuti con Giuliana De Sio.
I giocatori veri, quelli “seri” arrivavano però di solito nella seconda metà del pomeriggio, alla chiusura di fabbriche e uffici. Per tutta la mattinata, dunque, i tavoli erano appannaggio dei più giovani, compresi gli studenti che decidevano di “concedersi” un giorno di riposo dalla scuola e che sapevano che nessuno avrebbe alzato un sopracciglio per un colpo non proprio perfetto. Poi, intorno alle sei del pomeriggio, arrivavano i “professionisti”, che non sceglievano la stecca fra quello appese al muro ma la sfilavano, come fosse uno strumento musicale, dai propri astucci personali per dare il via a infinite partite di goriziana, fino a notte fonda. Si giocava tanto e si giocava anche di soldi, un tanto al punto. Ma questo era appannaggio di pochi.
Con l’arrivo del nuovo secolo la Fanciulla ha subìto il destino di tante altri bar con biliardo, tirando giù la saracinesca. Al suo posto è arrivato l’outlet Benetton, per una quindicina di anni, poi il ristorante Guzman. Per quanto riguarda il futuro, al momento niente si sa. Se non che, comunque vada, per tutti quel posto sarà sempre la “Fanciulla”. —
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