Toscana
L’appello degli angeli del fango «Il Giorgi merita più rispetto»
Un gruppo di ex studenti del professionale andò a Firenze per dare una mano dopo l’alluvione del 1966: «Le istituzioni dovrebbero avere un occhio di riguardo»
«Quella dell’istituto professionale Giorgi è una storia importante per il sistema scolastico di Lucca e anche per il comparto lavorativo del territorio che da sempre vi ha attinge per reclutare personale specializzato. La scuola - che vanta origini lontanissime - meritava però maggiore rispetto da parte delle istituzioni che dall’inizio dell’anno scolastico in corso ne hanno deciso il trasferimento dalla storica sede di via del Giardino Botanico a quella meno nobile di Saltocchio. Con i disagi che ne derivano per studenti e insegnanti, costretti a mutare abitudini e orari e che, per puro caso, non si ritrovano a fare lezione dentro squallidi container come ormai sembra diventata una moda lucchese». È l’amaro sfogo di un gruppo di ex studenti della terza classe, settore elettromeccanica del Giorgi che nel novembre 1966, accompagnati dal professor Gian Piero Landucci, andarono a Firenze per dare una mano dopo la disastrosa alluvione del 4 novembre. La squadra dei giovani soccorritori era composta da Walter Battistoni, Alberto Biagi, Mauro Bianchi, Lino Bigongiari, Antonio Cardella, Pietro Cardelli, Gino Cerboncini, Giancarlo Cerri, Elio Cesari, Dino Mazzoni, Giuseppe Nuti e Vincenzo Sonatori. Gli “angeli del fango” lucchesi furono destinati alla Biblioteca Statale in riva all’Arno, dove lavorarono sodo per recuperare opere d’arte e quintali di libri infangati che poi caricarono sui camion militari, destinati ai laboratori di recupero. Al termine della faticosa impresa i ragazzi rientrarono a casa in treno, stanchi ma orgogliosi di aver compiuto un gesto nobile. Un’esperienza che li ha resi più consapevoli, rievocata tre anni fa in occasione della commemorazione del 50° anniversario dell’alluvione, quando un gruppetto di ex allievi, insieme all’inossidabile e ancora oggi super attivo professor Landucci, parteciparono alla cerimonia nella sala dei Cinquecento. «Il momento più emozionante - spiegano - fu quando la figlia di Piero Bargellini, all’epoca sindaco di Firenze, affermò che per tutta la vita il padre aveva ricordato l’impegno degli “angeli del fango” più di ogni altro gesto di aiuto nelle terribili giornate che seguirono la disastrosa alluvione. In quel momento ci palesammo e fummo accolti da un grande applauso». Il ricordo di quella giornata ha portato gli ex studenti a un’amara riflessione sul destino della scuola che tanto hanno amato e dove si sono formati professionalmente che nel ’66 salì all’onore delle cronache per avere inviato un’intera classe a Firenze per prestare i soccorsi. «Anche per questo motivo le nostre istituzioni dovrebbero avere un occhio di riguardo nei confronti di una scuola che non merita di essere bistrattata e relegata in secondo piano, ma rispettata e rivalutata, visto che da quasi un secolo contribuisce alla crescita della nostra società e alla sua economia» concludono gli angeli del fango, auspicando un cambio di rotta. —
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