Il Tirreno

Lucca

Staindubatta: musica, natura e culto del dialetto «Nelle nostre canzoni il suono della Garfagnana»

federica scintu

Parla la band nata nel 2016 reduce da un tour green in sei località simbolo della montagna: «Ci opponiamo alla velocità del mondo di oggi» 

5 MINUTI DI LETTURA





la storia

federica scintu

Vivono in simbiosi, nella stessa casa immersa nel bosco sotto Corfino nel cuore dell’alta Garfagnana. Vivono per la musica, fatta di suoni elettrici ma strettamente legati alla natura. Una musica slow, lenta, perdurante, a cui le nostre orecchie (e la nostra testa) sono sempre meno abituate, che contrasta con la velocità del mondo che ci circonda. È quella che propongono gli Staindubatta, band garfagnina nata nel 2016 con un manifesto ben preciso: scrivere e cantare canzoni in dialetto garfagnino in un diapason che porta dritto alle loro radici, alla natura che li circonda e al rispetto di questa bellezza alla quale si sentono intimamente legati. Loro sono Emanuele Bertucci, 21 anni, bassista di Pieve Fosciana, Federico Bragaglia, batterista di Poggio, 41 anni, Simone Tardelli, 24 anni, chitarrista, di Castelnuovo e Alessio Vanni, 25 anni di Piazza al Serchio, voce e tastiere. A cavallo tra dicembre e gennaio gli Staindubatta - nome che tradotto in italiano significa “Dove lo metti, sta” - hanno compiuto tre anni e ora, reduci dal successo del tour estivo dell’estate 2019 dal titolo “In Palèo” (ndr, erba dei prati) che li ha visti protagonisti di sei concerti “green” nelle località simbolo della Garfagnana, raccontano questa grande avventura sfociata anche nella produzione di un documentario proiettato in diverse sale cinematografiche non solo della Toscana ma anche di Roma, Milano e Ligonchio (Reggio Emilia).

«Abbiamo suonato a Campocatino, Stazzana, al parco dell’Orecchiella, a Matanna, a San Pellegrino in Alpe e sulla Pania della Croce - raccontano gli Staindubatta - sei concerti in un mese che si sono conclusi il 15 agosto, nei quali abbiamo sperimentato una formula nuova: quella di fornire delle cuffie silent e wireless, sia perché non c’era corrente elettrica e sia come forma di rispetto dell’ambiente, per limitare l’impatto acustico. Siamo molto legati ai luoghi in cui siamo nati e cresciuti - continuano - ma anche all’aspetto naturalistico. Luoghi in cui si vive in maniera più consapevole rispetto alla città e siamo gli unici a proporre questo tipo di musica che affonda le radici nella tradizione dialettale della montagna». Ai loro concerti in alta quota, su distese di plaid colorati, centinaia di persone, di tutte le età. C’erano i giovani, che del rispetto dell’ambiente stanno facendo la loro battaglia ma anche gli adulti e tante famiglie con bambini. Tutt’intorno panorami mozzafiato impreziositi dalle melodie ricercate che era possibile ascoltare anche dando le spalle al palco, magari durante una passeggiata nei dintorni. Così la musica ha non solo la funzione dell’intrattenimento ma anche quella della scoperta del territorio in chiave, perché no, turistica. «Siamo cresciuti tutti nella stessa scuola di musica di Castelnuovo - spiegano gli Staindubatta - il nostro pubblico è composto da persone che amano la montagna e che prediligono la musica indipendente e riflessiva. Per quanto riguarda il dialetto garfagnino è fondamentale per noi: lo parliamo a casa con i nostri genitori e puntiamo a un recupero di questo dialetto». A scrivere i testi delle canzoni è Alessio Vanni che, seppure giovanissimo, conosce a menadito il garfagnino. «Non mi viene difficile farlo - spiega il cantante e tastierista del gruppo - per me è naturale». Ed ecco che allora nascono brani come Céndora (cenere), Drént (dentro), Baldòra (festa) ma anche Sviétra (biglia colorata), tutti eseguiti dal vivo durante il tour estivo e poi inseriti nel disco “Live in Paléo”, uscito lo scorso 19 dicembre: disco che si può ascoltare anche su Spotify e Youtube. Nella stessa data viene pubblicato anche il documentario che racconta il loro viaggio musicale sulle vette della Garfagnana. «È stato proiettato in anteprima al cinema Eden di Castelnuovo - dicono i componenti della band - e poi in diverse sale di tutta Italia prima di essere venduto a febbraio 2020 su chiavetta usb acquistabile tramite i nostri canali online. L’ultima proiezione c’è stata venerdì scorso a Roma e possiamo dire che la Garfagnana piace. Il turismo dalle nostre parti è in aumento anche in virtù di una riscoperta del turismo lento però si potrebbe fare di più». A oggi gli Staindubatta stanno lavorando alla realizzazione del primo disco in studio. «Per il momento non sappiamo ancora dove - raccontano - ci stiamo un po’ guardando intorno. Nella casa in cui viviamo tutti insieme in mezzo al bosco l’acustica non è male. Poi ci piace tantissimo, è piena di strumenti e ci dà modo di vivere a contatto con la natura. Noi durante le prove ci registriamo e qualche giorno fa avevamo la finestra aperta e nella registrazione si sentiva il cinguettio degli uccellini».

La giornata tipo degli Staindubatta infatti, prevede prove a oltranza e lezioni di musica: la loro vita attualmente ruota attorno a questo progetto. «Cominciamo a provare la mattina alle 10 - raccontano - e andiamo avanti finché resistiamo. Ci sono anche giornate in cui discutiamo e basta... la convivenza però funziona. Siamo circondati dagli animali che tutti noi amiamo. Ciò che guadagniamo lo reinvestiamo negli strumenti. Utilizziamo sia quelli tradizionali come basso, chitarra, ecc... uniti all’elettronica quindi computer, tastiere, drum machine e anche l’iPhone. Questo perché crediamo in un profondo legame fra tecnologia, musica e natura. La nostra musica tenta di esprimere parti di noi che altrimenti non emergerebbero e allo stesso tempo l’utilizzo della tecnologia ci permette di rendere visibile quello che nel mondo della natura è invisibile». Convinti anti-talent, altrettanto convinti anti-Sanremo, gli Staindubatta partono dall’idea che associare la musica al concorso non funzioni e se qualcuno dirà loro che per fare successo dovrebbero abbandonare il dialetto garfagnino si dicono: «Mai e poi mai». Senza se e senza ma.

Nel loro panorama, fatto di alte vedute, non escludono altre collaborazioni come quella avviata con lo scrittore emiliano Silvano Scaruffi nell’estate del 2018 e che porterà alla creazione dello spettacolo “Sempre vinti, sempre ribelli” grazie al quale potranno esibirsi in vari teatri dell’Emilia Romagna e non solo.—



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web