Sicurezza
Sit-in contro Mario Puglia in tribunale
A Massa attivisti contro l’ex sindaco di Vagli per il maxirisercimento chiesto all’ambientalista Franca Leverotti
In cinquanta persone per cinque milioni e mezzo. Fa 100mila euro a testa, e se non pare poco così, si pensi che in realtà i cinque milioni e mezzo sono per una. Franca Leverotti, l’ambientalista alla quale il Comune di Vagli tanto ha chiesto per un presunto danno d’immagine per avere fatto alcune domande su della autorizzazioni a escavare in cave. E i cinquanta? No, non sono spariti dopo essersi fatti i conti. Sono la “rete di sicurezza” a sostegno dell’ambientalista, ieri schierati con tanto di maschere con il volto della Leverotti di fronte al tribunale per dire chiaro: «Siamo tutti Franca».
La vicenda giudiziaria ieri ha fatto poca strada. Le parti - a fare causa a Leverotti fu l’allora sindaco di Vagli, Mario Puglia - dovevano comparire di fronte al giudice civile dopo le 9. Ma l’udienza è stata rinviata per l’assenza di una testimone. A Paola Grifoni, ex sovrintendente ai Beni Culturali a Firenze, la convocazione era stata recapitata in ufficio ma lei era già andata in pensione. E dunque non si è presentata in tribunale.
Il giudice ha aggiornato al 16 marzo prossimo.
Fuori però gli attivisti non mollano, avrebbero voluto partecipare anche all’udienza ma non è stato possibile. Il giudice ha spiegato che avrebbero avuto accesso soltanto le parti e così è stato.
Non per questo il sit-in fuori dai cancelli del tribunale si è sciolto.
Leverotti inviò a diversi enti (Parco delle Alpi Apuane, Regione e Sovrintendenza) lettere per sapere se alcuni di essi avessero partecipato alla conferenza dei servizi autorizzatori del comune di Vagli per l’autorizzazione a escavare in alcune cave,
Il lavoro che Leverotti porta avanti da anni sulle cave, non solo a Vagli, è per il movimento ambientalista un patrimonio collettivo. Lo scrupolo da archivista, il rigore sui documenti e la passione civile di Franca Leverotti hanno creato attorno a lei una rete che ha deciso di sostenerla in un passaggio così complicato. D’altronde una richiesta di cinque milioni e mezzo di euro non è cosa da prendere a cuor leggero.
E a riprova che l’affetto per l’ambientalista ha superato i confini disegnati dalle Apuane c’è la presenza di attivisti da fuori provincia. Da Pisa alcuni si sono messi su un treno alle 7.26 per arrivare in tempo in tribunale e diventare Franca. “Come tutti”. Monica Maurelli, studentessa di Pisa, spiega: «L’impegno di Franca è importantissimo e che un sindaco possa pensare d’intentare una causa perché una cittadina chiede conto di qualcosa che dovrebbe riguardare tutta la collettività è una cosa assurda».
La lista delle sigle e associazioni che stanno con Franca è lunga. Ci sono Italia Nostra, Legambiente, Friday For Future, Comitato No Cava Viti, Il Popolo dell'Acqua.
«Certamente non sarà mai lasciata sola», ribadiscono. Come dire: fino alla fine del processo la rete rimarrà al suo fianco. —
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