Il dolore
«Paura? Macché, mi piace»
C’è chi sogna di diventare pilota e chi vuole entrare nell’esercito Piccola fenomenologia dei giovani che amano vivere con la testa per aria
LUCCA. C’è un po’ di delusione negli studenti: la pioggia che ieri veniva giù dal cielo ha impedito agli aerei di decollare
La si legge negli occhi di Elena Merola, 18 anni studentessa del Pertini, indirizzo Turisitco. Lei è una “pilota”, ovvero uno dei circa 70 studenti che nei prossimi giorni si siederà al posto di comando per guidare un S-208 (ovviamente sotto la guida di un istruttore di volo): «Paura? Per niente, anzi non vedo l’ora. Volare è una cosa che mi è sempre piaciuta. È un modo per cambiare prospettiva, evadere dal mondo e guardarlo dall’alto – racconta – E poi sin da piccola avevo passione per gli aerei: alla fine di ogni viaggio mi rifiutavo di scendere. Certo, frequentare questo corso non è stato semplice per gli studenti del mio indirizzo, più abituati a studiare materie come l’inglese o la geografia. Ma con un po’ di impegno sono riuscita a ottenere un buon punteggio nel test. Farne un lavoro non mi dispiacerebbe. Per diventare un pilota civile bisogna frequentare una scuola di tre anni e poi prendere una serie di brevetti per approdare in una qualche compagnia. Per entrare in Aeronautica, invece, occorre passare il concorso che si fa ogni anno: ho tempo fino ai 22 per decidermi e provarci. A giugno avrò la maturità e superati gli esami prenderò in seria considerazione questa ipotesi».
Lothar Palagi, diciottenne studente della classe 4C del Giorgi, ascolta con attenzioni le spiegazioni di un ufficiale dell’Aeronautica sulle manovre da effettuare in volo: «Non sono riuscito a entrare tra i “piloti” e quindi farò il passeggero. Mi va bene anche così: da dietro le foto si fanno pure meglio – dice scherzando – È una bella esperienza quella che stiamo facendo e chissà che non possa tracciare una strada per qualcuno di noi. A me non dispiacerebbe. Mio padre e mio fratello sono stati paracadutisti e la sensazione di stare lassù piace anche a me. Seguire le loro orme nell’esercito? Perché no. Loro hanno fatto la leva obbligatoria, una cosa che i ragazzi della mia generazione non hanno conosciuto. Non so se sia un bene: credo che per molti giovani di oggi uscire di casa a 18 anni, cominciare a darsi delle regole e fare qualcosa per il Paese non sarebbe un male».
Poco più in là ci sono anche Andrea e Francesco, 17enni del liceo sportivo: uno è pilota. l’altro passeggero, ma entrambi sono contenti di aver partecipato a questa avventura formativa a 360 gradi. «Gli ufficiali dell’Aeronautica sono stati bravi a catturare la nostra attenzione, il corso è stato interessante perché toccava molti argomenti. Un’esperienza da fare», dicono insieme in attesa che nei prossimi giorni venga il loro turno per prendere il volo. Del resto più alto vola il gabbiano e più vede lontano. —
G.P.
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