Il Tirreno

Lucca

la tragedia di borgo a mozzano 

I palloncini bianchi delle scuole e mille persone per l’addio a Giulia

I palloncini bianchi delle scuole e mille persone per l’addio a Giulia

Il sindaco Andreuccetti: «Vorremmo scegliere insieme alla famiglia un posto da intitolarle»

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Ti giri intorno, nella chiesa dove sta per iniziare la cerimonia per l’ultimo addio a Giulia Salotti, e più che lacrime vedi occhi spaesati. Sguardi persi nel vuoto o che provano a incrociarne altri; sguardi di quattordicenni o giù di lì che si trovano di fronte a quella che per il momento è l’esperienza più straziante della propria vita. Sono arrivati molto prima delle 15, l’ora fissata per l’addio alla ragazzina morta la scorsa settimana nel rogo della propria abitazione a Socciglia. Insieme a loro tante, tantissimi persone. Probabilmente più di un migliaio, fra quelle all’interno della chiesa di San Iacopo e quelle che aspettano fuori, nel piccolo slargo davanti al portone. Oppure lungo via Umberto I, normalmente anima commerciale di Borgo e che ieri ha visto tutti i negozi chiusi per il lutto cittadino proclamato dal Comune e segnalato, su ogni serranda, da un foglio con un cuore e la scritta “Ciao Giulia”. Un paesaggio spettrale, lungo il quale si muovono soprattutto i ragazzi che, diretti alla chiesa, passano anche davanti all’Iti Ferrari, la scuola nella quale Giulia frequentava la prima.

A concelebrare il rito funebre sono stati don Francesco Maccari, parroco di Borgo, e don Nando Ottaviani, vicario di zona. Proprio don Francesco, all’inizio della cerimonia ha definito con due parole lo stato d’animo di chi ieri era presente in chiesa: «Siamo “sciupati dentro”», ha detto, ricordando anche quanto questa settimana passata dal maledetto rogo notturno di Socciglia abbia messo a dura prova l’intera comunità. A partire, ovviamente, da papà Massimiliano, che ieri era presente in chiesa dopo essere stato dimesso dall’ospedale San Luca e da mamma Elisabetta. Tutta la comunità di Borgo a Mozzano si è stretta intorno a loro, ai parenti e agli amici di Giulia. Il sindaco Patrizio Andreuccetti, con la voce rotta dall’emozione, ha preso la parola subito prima della benedizione della salma: «Una famiglia è a pezzi, il primo pensiero perciò va ai genitori, ai parenti, agli amici, a tutte le persone che a Giulia volevano bene - ha detto il primo cittadino, che in chiesa era insieme al collega di Pescaglia Andrea Bonfanti -. È inspiegabile quanto accaduto, non si trovano ragioni e nemmeno consolazioni. Poi però subentra l'immagine della persona, la sua vitalità, la vitalità di una giovane ragazza della nostra terra, che ha fatto le scuole a Borgo, frequentato i nostri luoghi, condiviso passioni, spensieratezza, problemi, sogni della sua età. Giulia è entrata nel cuore di tutti, di chi come me la ricorda bambina giocare con mia nipote, di chi l'ha conosciuta a danza, a scuola, nelle giornate spensierate di un'adolescenza appena iniziata, anche di chi l'ha conosciuta solamente in questa ultima, tragica, settimana».

Andreuccetti ha poi lanciato una proposta: «Il nostro compito, come persone della comunità, è quello di stare accanto alla famiglia, nel modo in cui possiamo, nel modo in cui la famiglia riterrà utile e opportuno. Come sindaco dico che sarebbe bello poter intitolare a Giulia un luogo, uno spazio che portiamo nel cuore. Insieme, con i genitori, con i ragazzi, potremo scegliere il posto più adatto».

L’unico altro intervento è stato quello a nome dei compagni della scuola elementare e delle maestre Patrizia e Cinzia: «Quella tremenda notte ha assunto volto della disperazione, con il passaggio dalla gioia allo strazio e all’angoscia. Non esistono parole per esprimere il peso sul cuore, ma il tuo ricordo è un’arma potente». La scuola è uno dei fili conduttori di questa storia e della breve, troppo breve, vita di Giulia. E allora sono sei grappoli di palloncini bianchi, ognuno con il nome di una delle scuole di Borgo, ad accompagnare il feretro di Giulia nell’ultimo viaggio, con destinazione il cimitero di Anchiano dove riposerà accanto allo zio Deno. —

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