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Valorizzare l’indirizzo agrario per proteggere la montagna

Nicola Bellanova
Valorizzare l’indirizzo agrario per proteggere la montagna

La ricetta del presidente dell’associazione Città del Castagno Ivo Poli  per invertire il circolo vizioso tra spopolamento e degrado del territorio  

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Per dare un futuro alla montagna la soluzione potrebbe essere quella di guardare al passato, ma in modo moderno. Uno dei suoi tesori è sicuramente rappresentato dall’attività agroforestale: in Valle del Serchio ci sono le potenzialità, ma forse non si crede abbastanza, e quindi bisogna investire in formazione. È questo, in sintesi, il pensiero che Ivo Poli, fresco di rielezione a presidente nazionale dell’associazione “Città del Castagno”, ha esposto in un incontro al polo scolastico superiore di Castelnuovo, per sottolineare l’importanza di potenziare l’istruzione specializzata, puntando sulla valorizzazione dell’indirizzo scolastico agrario.

«Bisogna migliorare la gestione del territorio – ha detto poli – serve una legge che obblighi al taglio raso nei boschi di robinia di oltre quindici anni di età, occorre modificare la legge su l’alto fusto del Cerro e soprattutto del faggio. Dals olo rinnovamento di queste due essenze si otterrebbero un grande abbattimento di CO2, legname rinnovabile per cippato, paleria e da ardere e recupero della biodiversità».

«Serve un ripristino dei pascoli abbandonati – ha continuato Poli – con bovini e ovini allo stato semibrado».

Ma soprattutto servono investimenti e professionalità: «È importante l’aiuto da parte delle istituzioni locali nell’incentivare l’associazionismo e per sostenere il nuovo indirizzo scolastico per periti agrari. Questi nuovi tecnici sarebbero la base per l’assistenza tecnica ai giovani agricoltori, e darebbero veramente all’agricoltura e al turismo».

In sostanza il problema della montagna, oggi, può essere risolto solamente con la presenza dell’uomo sul territorio, per poterlo gestire con attività agricole, allevamento, servizi connessi come accoglienza turistica, agriturismo, gestione del legname, lavorazioni agroalimentari. Ma serve appunto una formazione specifica, per sviluppare queste attività, innescando un circolo virtuoso in grado di invertire la tendenza all’impoverimento del territorio. «Nei nostri paesi – ha detto Poli – le scuole chiudono, le banche e gli uffici postali si spostano, il trasporto pubblico è problematico, le botteghe e i piccoli bar sono ormai un ricordo, mancano i parroci e anche i medici di famiglia scarseggiano. La popolazione è scesa nelle città, abbandonando la montagna, con grande perdita di terreni coltivabili e crescita di boschi impenetrabili, aumentando i pericoli di incendi, frane, alluvioni e con la proliferazione degli ungulati che danneggiano le poche attività agricole ancora presenti. Quindi dobbiamo gestire il territorio aiutando le nuove generazioni a restare con meno fiscalità, facendo nuove norme e dando assistenza tecnica all’agricoltura, soprattutto con l’aiuto dei conoscitori preparati del nostro territorio, cioè i futuri tecnici agrari». —

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