Il Tirreno

Lucca

Le proposte dell’associazione 

«Un nuovo centro civico»

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LUCCA. San Vito ha fama di essere un quartiere difficile: «Quando dicevo dove abitavo la gente sgranava gli occhi», raccontò un lettore in occasione di un Caffè Tirreno al Bar Catelli tempo fa. Il problema pare essere la mancanza di un idem sentire, di un senso di comunità condiviso. Cosa normale visto che molti abitanti sono “nuovi lucchesi” arrivati da Paesi lontani. Cercare di ricomporre questo tessuto sociale frammentato è uno dei compiti dell’associazione il Tondo, che ha tra i suoi animatori Guglielmo (detto “Memo”) Sonnenfeld. «I progetti iniziali presentati dal Comune per ottenere i finanziamenti del ministero erano molti diversi da quelli attuali – racconta – Ci siamo offerti di collaborare per migliorare quello che un piano fatto sulla carta e nel chiuso degli uffici. Abbiamo trovato un interlocutore disponibile e siamo riusciti a migliorare l’idea di partenza. Nello spazio comune abbandonato alle auto e senza dignità, ora trovano collocazione i pedoni con i marciapiedi loro riservati, le auto nel loro spazio e gli alberi anch'essi rispettati nel loro ambito definito con le aiuole. Non tutto è risolto, ma l'immagine che si ricava vedendo la nuova sistemazione dei viali è quella di residenze popolari, certamente realizzate con la massima economicità, ma alle quali è stata restituita dignità nel tessuto urbano di Lucca. Vedendo questo nuovo assetto dello spazio pubblico mi sono chiesto chi taglierà l'erba e manterrà pulite quelle aiuole? Ecco l'occasione per coinvolgere, da subito, i residenti della zona: un patto con i cittadini per la manutenzione di quel bene comune perché rimanga bello e comune».

Vedremo se la proposta di Sonnenfeld (lanciata per ora via Facebook) troverà fortuna. Ma lui e gli altri membri dell’associazione il Tondo hanno ben chiari i problemi del quartiere: «Emerge con chiarezza la necessità di ridefinire luoghi intorno ai quali ricomporre un tessuto sociale disperso, impoverito e impaurito che vive in questa periferia», dice. Serve, in pratica, un luogo di aggregazione. Nella visione di Sonnenfeld potrebbe diventarlo il vecchio centro sociale di via Giorgini, che l’amministrazione sta ristrutturando. «Era stato realizzato nel 1960 nel contesto del cosiddetto “villaggio olimpico” (così definito perché finanziato con i soldi delle Olimpiadi di Roma). La sua funzione era indicata nelle carte progettuali: “luogo dell’esercizio delle funzioni democratiche”. Su questa scia sono poi state costituite le Circoscrizioni che, purtroppo nel tempo, hanno smarrito la loro funzione di luoghi per costruire dal basso la nuova politica e si sono trasformate in terra di conquista di partiti. Ecco la mia idea da sottoporre all’amministrazione: il Comune riproponga un progetto di centri civici, luoghi dell’esercizio delle funzioni democratiche, da mettere a disposizione delle associazioni del territorio che dichiarino nel proprio statuto di agire nel pieno rispetto della nostra carta costituzionale. Il progetto dovrà prevedere forme di gestione della struttura, organismi rappresentativi e clausole di salvaguardia delle finalità alle quali tale struttura deve essere ancorata».Una bella idea, con la palla che ora passa al Comune. —

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