Gioco
La missione di una vita del maestro Petri «La mia lotta per i diritti dei disabili»
Per 38 anni è stato insegnante alla scuola elementare “Donatelli” di San Vito”, stimatissimo da colleghi e famiglie Padre di un ragazzo di 24 anni invalido dalla nascita ha progettato e realizzato tante iniziative per chi è in difficoltà
il personaggio
rossella
lucchesi
Non so se vi è capitato di incontrare, sulle Mura o per le vie del centro storico di Lucca, un bel ragazzo con gli occhiali e una cascata di riccioli bruni che vi tende le braccia e vi sorride, seduto sopra una sedia a rotelle spinta da un’educatrice. Quel giovane si chiama Marco Petri, ha 24 anni ed è disabile dalla nascita, portatore di una patologia grave come la spina bifida che ostacola i suoi movimenti e non gli permette di camminare in modo autonomo. Invalidità che non gli ha però impedito di studiare, imparare bene l’inglese e diventare una sorta di genio del computer. Ma il diploma conseguito all’istituto Civitali con ottimi voti non ha certo significato il punto di approdo nella vita di questo ragazzo, costellata di sofferenze e difficoltà che lasciano poco spazio ai momenti di quiete. Per lui e per i suoi genitori che l’adorano e che si battono per agevolare l’esistenza del figlio e di tanti altri giovani che, come lui, vivono in condizioni drammatiche dal punto di vista sanitario e sociale e non riescono a guardare al futuro con fiducia.
«Il peggio arriva al termine del ciclo di studi che per molti di questi ragazzi significa la perdita dei riferimenti» esordisce Paolo Petri, padre di Marco, meglio conosciuto come il “maestro Petri” per 38 anni insegnante alle scuole elementari Donatelli di San Vito, stimato dai colleghi e adorato dai suoi allievi, al quale si riconosce la paternità di progetti significativi come gli orti scolastici, “Vieni a giocare con noi” che nel 2014 ha dato l’avvio ai quartieri social a San Vito primaria, con campi dotati di attrezzature sportive per pallacanestro, pallavolo e calcetto in erba sintetica. E il supporto al progetto “La vela” dell’associazione La Luce di Elena Ernesti. Nello stesso periodo, con Alberto Del Carlo, allora presidente della fondazione Banca del Monte, ha condiviso il progetto europeo “Lucca senza barriere” che ha reso la città più accessibile ai disabili motori e ai non vedenti.
Progetti che hanno come comune denominatore l’impegno per aiutare ragazzi diversamente abili all’inserimento sociale «che spesso - aggiunge Petri - risulta molto più complesso delle aspettative, a causa dei troppi ostacoli materiali e morali che esso comporta. Il rischio è che questi ragazzi diventino invisibili e si chiudano nel guscio della solitudine, perché mancano progetti concreti e inclusivi, capaci di sostenerli dopo il percorso scolastico. Per questo - prosegue il padre di Marco - è necessario aiutarli con ogni mezzo possibile a inserirsi nel tessuto sociale e impegnarsi per consentire loro un’assistenza adeguata alle necessità individuali che permetta di vivere serenamente. Quanto ci viene attualmente concesso non è purtroppo sufficiente, perché le ore di assistenza sono troppo poche e il numero dei tutor disponibili è eccessivamente risicato per assenza di risorse».
Da quando è in pensione, Petri si dedica anima e corpo al raggiungimento di questo obiettivo, consapevole che la strada è tutta in salita. Ma non si arrende e giura che lotterà con tutte le sue forze per ottenere quanto ritiene doveroso per chi, ogni giorno, si trova a far fronte a tante problematiche «che a lungo andare, commenta, portano allo sfinimento anche le famiglie di questi ragazzi che desidererebbero soltanto sentirsi uguali agli altri e più utili alla comunità».
A tale proposito, da tempo Petri è in contatto con esponenti delle istituzioni, compresi i vertici dei ministeri competenti che finalmente avrebbero deciso di fare la loro parte, coordinandosi per ottenere i finanziamenti necessari.
Tra le iniziative ideate dal maestro Petri c’è anche “e il treno va” promossa in collaborazione con il distretto Asl Campo di Marte di Lucca diretto dal dottor Luigi Rossi. «L’idea, spiega, è nata pensando che i disabili viaggiano spesso su un binario morto e che è compito della società inserirli e includerli nella vita reale, al pari dei ragazzi normodotati. I centri diurni, benché organizzati e un ottimo riferimento per le famiglie, sono purtroppo insufficienti e inadeguati, soprattutto nei casi in cui c’è bisogno di un’assistenza H24 e sorvegliare nella giusta maniera i propri cari non autosufficienti diventa un’impresa titanica». La proposta di Paolo Petri sarebbe riformare e riorganizzare queste strutture, aprendole molto di più all’esterno «perché questi ragazzi hanno bisogno di evadere dai laboratori e dalle attività interne con i volontari e vivere le loro esperienze tra la gente. Possibilmente, aggiunge, divisi in piccoli gruppi scelti a seconda dell’età anagrafica, compatibilità caratteriali e tipologia di handicap e impegnarli nelle varie attività culturali-ludico-sportive, affiancando loro tutor in rapporto di uno a due. Ci vogliono risorse, e tante, lo so, ma se le istituzioni e chi di dovere riescono a trovare un accordo, sono certo che si possa arrivare a una soluzione per alleggerire le problematiche quotidiane di tante famiglie e dare una speranza di felicità e un sorriso a tanti giovani. Con impegno e tenacia tutto si può fare».
Paolo e Maria, genitori di Marco Petri, non si arrendono. Da 24 anni affrontano ogni giorno sacrifici e difficoltà indescrivibili per sopravvivere ad una situazione resa sopportabile solo dall’amore che nutrono per il loro figlio che vorrebbero vedere più felice e sereno. Intanto, grazie a un nuovo finanziamento, è ripartito il progetto “Un ponte verso il mondo” sostenuto dal Comune di Lucca e condotto, prima con l’associazione Oikos e successivamente con Igl Arcobaleno di Silvia Cioni ed Emanuele Perelli. —
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