Il Tirreno

Lucca

l’iniziativa 

Il piazzale di S. Vito intitolato alle vittime dell’immigrazione

Luigi Spinosi
Il piazzale di S. Vito intitolato alle vittime dell’immigrazione

Cerimonia con il sindaco Tambellini e il vescovo Giulietti nell’area del parcheggio davanti alla chiesa nuova

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«Uno degli aspetti significativi sta nel dove è stata messa la targa, davanti alla chiesa, come un messaggio per chi viene a messa»: l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti ha salutato così la decisione di intitolare il piazzale, finora anonimo, davanti la chiesa di San Vito alle Vittime dell’Immigrazione, una delle pochissime con questo nome in tutta Italia.

Un modo per ricordare chi, in cerca di un futuro migliore, se non proprio di un futuro che nella sua terra non avrebbe, decide di abbandonare i luoghi natii e di affidarsi, spesso, all’ignoto. Sia per quanto riguarda la destinazione, sia per quanto riguarda il viaggio per raggiungerla. E sì, sarebbe facile a questo punto parlare di un “tema di attualità”, per usare un’abusata terminologia giornalistica. Invece no, non è un tema di attualità. È un qualcosa che è sempre esistito da quando l’uomo ha fatto la comparsa su questo pianeta, da quando, seguendo la natura e l’alternarsi delle stagioni, ha cercato luoghi migliori in cui vivere.

Poi, nel corso del tempo, sono nati gli stati, i confini, ma questo non ha certo rappresentato un freno a quella ricerca per la vita che ha sempre caratterizzato l’essere umano. E questo lo sappiamo bene anche noi italiani, che i confini li hanno varcati spesso nel corso dei secoli.

Significativa per esempio, in apertura di cerimonia, la citazione di De Amicis e del suo racconto/testimonianza “Sull’Oceano”, datato 1889, e che descrive l’esperienza, con cui era entrato in contatto in prima persona, dell’emigrazione italiana in Sud America.

Alla cerimonia che, ieri mattina, ha preceduto la scopertura della targa, hanno partecipato molti cittadini, autorità militari, religiose e civili, compresi il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini e il consigliere provinciale Maria Teresa Leone.

Ha presentare l’iniziativa il parroco don Piero Ciardella, direttore del Centro per la Cultura e il Dialogo dell’arcidiocesi di Lucca, che ha spiegato come l’iniziativa sia partita dai parrocchiani, trovando il sostegno dell’associazione “Il Tondo, luoghi e relazioni” di San Vito, dell’Ufficio Migrantes, del Centro per la Cooperazione Missionaria e della Caritas di Lucca. Proposta che ha trovato poi l’approvazione della giunta lucchese, che ha deliberato l’intitolazione.

«Abbiamo accolto con grande entusiasmo la proposta della parrocchia di San Vito – ha detto il sindaco Tambellini – la libertà non può tradursi come l’assolutezza dell’individuo che ci porta a non avere occhi per nulla e corrode i principi più profondi della nostra società. Ci stiamo abituando a ignorare i problemi e le tragedie troppo lontane da noi, ma deve esserci chiaro che dicendo “prima gli Italiani” rinneghiamo proprio quegli stessi legami che ci qualificano come popolo e ci consentono di stare assieme. Senza quei principi non siamo nulla e non ci sarà salvezza per nessuno».

Quindi il vescovo Giulietti che, come scritto all’inizio, ha sottolineato l’aspetto “fisico” della posizione della targa e il messaggio che in questo modo arriverà a chi viene in chiesa. Un messaggio, ha detto Giulietti, che ne ricorda un altro che si vede su alcune chiese dove, in entrata «sulle porte si legge si legge “qui si entra per adorare Dio” e, uscendo, “da qui si entra per amare il prossimo”».

«Ecco – ha detto Giulietti – è bello, entrando in chiesa, ricordarsi che l’adorazione di Dio è legata a questi con questi nostri fratelli. Quando usciremo sapremo che quello che abbiamo fatto in chiesa è legato anche a loro, mi piacerebbe davvero che questa collocazione incoraggiasse l’osmosi fra quello che accade fuori e ci mette in difficoltà, che denuncia l’iniquità del mondo, e ciò che accade in chiesa che dà degli orizzonti di salvezza. Non possiamo separare il mondo in cui viviamo la vita dalle cose in cui crediamo, perché questo divorzio è pericoloso e ci allontana da noi stessi, dai fratelli e anche da Dio. Questa targa riconcilierà le cose in cui crediamo e per cui preghiamo con la vita del mondo che ci sollecita a prendere posizione secondo il pensiero di Dio».

Quindi, sfidando anche la pioggia che andava e veniva, il vescovo ha recitato la preghiera che Papa Francesco ha dedicato ai migranti («Dio di misericordia, Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto») poi la targa è stata scoperta, dando un nome alla piazza e uno spunto di riflessione per tutti. —

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