Gioco
Al via la mostra “Storie del ’900 in Toscana” con i dipinti e le sculture di sei grandi artisti
Da oggi e fino al 31 maggio al Lu.C.C.A. si potranno ammirare le opere di Soffici, Viani, Rosai, Maccari, Marcucci, Venturi
la mostra
paola taddeucci
Un passo indietro nel tempo, ma non nella qualità. Lo fa il Lu.C.C.A - Centro di arte contemporanea con la nuova grande mostra che inaugura la stagione 2020: “Storie del Novecento in Toscana”, a cura di Maurizio Vanni, direttore del Centro, e di Piero Pananti, fondatore della storica Galleria-Casa d'asta Pananti, che ha sede a Firenze ed è uno dei maggiori punti di riferimento in Italia per collezionisti, critici e artisti.
Da oggi al 31 maggio, nella sede del Lu.C.C.A in via della Fratta, si potranno ammirare ottantuno opere, tra dipinti e sculture, di sei artisti toscani che vissero intensamente il secolo scorso registrandone – quasi come sismografi viventi - le contraddizioni, i fermenti, le sofferenze, le speranze. Sono i viareggini Lorenzo Viani, pittore, scrittore e poeta morto nel 1936 a 54 anni, e Mario Marcucci, nato nel 1910 e scomparso nel 1992. Di Rignano sull'Arno era Ardengo Soffici, anche lui poliedrico artista, il più “anziano” dei sei protagonisti della mostra poiché era nato nel 1879: la sua morte risale al 1964. Il più giovane è, invece, lo scultore e pittore Venturino Venturi, originario di Loro Ciuffenna: classe 1918 e scomparso nel 2002, è sua, tra le tante opere, la piazzetta dei Mosaici nel parco di Pinocchio a Collodi che realizzò tra il 1953 e il 1956. Ci sono poi il senese Mino Maccari, pittore, scrittore, giornalista e incisore scomparso nel 1989 a 93 anni, e Ottone Rosai che era nato a Firenze nel 1895 e morì per infarto a Ivrea nel 1957 durante l'allestimento di una personale. Ad ognuno di loro è riservata una sala: sei mini esposizioni dove, attraverso capolavori prestati da collezionisti privati e archivi italiani, viene offerta una rilettura della Toscana figurativa del Novecento che unisce tradizione e avanguardia, classicità e modernismo, accademismo ed evoluzione. A partire dal primo conflitto mondiale infatti, molti artisti e intellettuali rividero i propri pensieri sulle Avanguardie e, superata l’esperienza futurista, si assistette a un vero e proprio “ritorno all’ordine” sostenuto dalla rivista “Valori plastici”. «Si cercavano risposte rassicuranti nel passato – spiega Vanni - per ritrovare nella cultura classica l’identità nazionale». È ancora Vanni ad approfondire il tema: «Nei primi decenni del XX secolo la Toscana ebbe una vita artistica molto intensa. Comparvero sulla scena Maccari e Marcucci che all’inizio risentirono dell’influenza del post-macchiaiolismo, ma poi si indirizzarono il primo verso una satira arcaica di matrice espressionista e il secondo verso un post-impressionismo intimista con slanci espressionisti. Soffici, invece, si rifaceva al Futurismo personalizzandolo». Tra il 1913 e il 1914 fu Soffici a fondare, insieme a Giovanni Papini, la rivista “Lacerba” con cui iniziò a collaborare anche Rosai, che caratterizzava le sue opere con un senso soggettivo di forza drammatica. «Entrambi – prosegue il curatore - mostravano un’attenzione particolare per il Quattrocento toscano. Nel 1917 infatti, sulla rivista “La Voce” si iniziò a parlare dell’importanza del recupero dei valori plastici e delle forme artistiche primitive sopra le quali codificare il nuovo secolo. Il ritorno all’ordine rassicurava».
Viani, al suo rientro dall’esperienza parigina dal 1908 al 1910, “violò” l'ordine unendo la lezione di Giovanni Fattori al segno duro e incisivo dell'Espressionismo nordico. Anche Marcucci diede prova di pittura libera e scarso interesse per il segno classico con opere legate a soggetti tratti dall’ambiente domestico e familiare. E nel 1936 tornò a Firenze Venturi, dopo un lungo soggiorno in Francia e in Lussemburgo. «Fin da subito – conclude Vanni - propose opere grafiche e scultoree che risentivano di suggestioni primordiali e tribali della scultura di Modigliani tradotte attraverso essenzialità e sintesi personali. Ormai l'eco classica era del tutto superata; la conquista del disordine diventava uno stile di vita». Orari: 10-19 dal martedì alla domenica; chiuso domenica 12 aprile, giorno di Pasqua, aperto lunedì 13 aprile e venerdì 1 maggio. Ingresso 10 euro. Sono previste mattinate di aperture gratuite per i residenti a Lucca: date e altri dettagli verranno resi noti prossimamente. —
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