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Lucca

Francesca, dall’agricoltura all’alta cucina: è la prima “agrichef” della Toscana

flavia piccinni ;
Francesca, dall’agricoltura all’alta cucina: è la prima “agrichef” della Toscana

Buonagurelli ha origini bolognesi ma da sempre vive nel barghigiano: ha lavorato anche come disegnatrice e grafica Con lei la figlia Vittoria, con la quale condivide anche l’impegno del volontariato nel centro antiviolenza

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il personaggio

flavia piccinni

Qualche sera fa la luna su Barga era così luminosa da diventare un faro. E allora Francesca Buonagurelli, prima agrichef toscana, donna di instancabile talento e iniziativa, le ha fatto una foto. Ma non ha immortalato la luna, bensì il suo amato cane spesso protagonista di scatti e di video. C’è molto, in questa scelta, di questa donna gentile e bella, che gestisce un’azienda tutta al femminile dove si produce olio e miele a km 0, che non ama mostrarsi e che deve essere inseguita per raccontarsi. L’occasione è un appuntamento in Piazza Santa Maria, davanti a un caffè e alla città che pigramente si sveglia. Francesca e sua figlia Vittoria Cardella sono due bellissime: la prima ha i capelli corti a caschetto grigi, e l’altra dei lunghissimi capelli ondulati castani, che porta in uno chignon allentato; entrambe hanno un sorriso aperto, e genuino.

«Di nascita – mi racconta Francesca, che nella sua vita fa molte cose e che ha trovato nella cucina e nell’agricoltura il suo talento – sono bolognese. Eppure in Emilia ci sono solo nata, perché poi ci siamo trasferiti. Mio padre era della montagna pistoiese e già conosceva mia madre, sua coetanea, che veniva a villeggiare da giovane borghese di una Bologna bene in una Pracchia con impianti termali e alberghi rinomati. Mio padre era un uomo dolce e affettuoso ed era direttore della Smi, un’importante industria metallurgica che ha contato parecchio nella mia e nelle vite dei miei familiari e compaesani. Mia madre era una donna bellissima, faceva l’insegnante d’inglese, il suo focus era sempre stato quello di possedere una casa e di essere di supporto e sprone alla carriera del marito. Mio padre è morto nel 1985 e mia madre, 94enne, è ancora in vita, allettata e con un po’ di problemi di memoria».

Dopo essersi diplomata al liceo scientifico e aver preso una laurea magistrale presso l’Isia di Firenze in disegno industriale, Francesca cerca l’indipendenza: «A 24 anni avevo già la mia partita iva e lavoravo come disegnatrice grafica. Sono stata una delle prime a usare il computer e investii 6 milioni di lire per comprarmi un MacPlus con una stampante ad aghi. Abitavo sola, un mezzo scandalo per Fornaci di Barga. Un mio ex fidanzato mi aveva regalato un fox terrier, che poi ha vissuto per ben 17 anni, e mia madre in casa non lo voleva».

Il lavoro da imprenditrice è complesso – molti sono i clienti che non pagano -, dunque Francesca è obbligata a reinventarsi: si avvicina alla ristorazione prima con un bar, dunque con un agriturismo, al Benefizio, che si trova sui colli di Catagnana. Nel 1997 ha una figlia che, dopo aver fatto il Liceo Artistico Passaglia a Lucca con ottimi risultati, studia alla facoltà di ingegneria, «ma faccio – mi spiega lei, raggiante - anche l’operatrice al centro antiviolenza dove lavora mamma, e sono diventata vicepresidente della commissione pari opportunità del Comune di Barga». Francesca sorride: «E poi Vittoria mi segue nelle mie peripezie culinarie, fa delle foto splendide e gestisce i profili social dell’agriturismo».

Della loro attività di volontariato raccontano poco, perché per aiutare le altre è meglio farlo in silenzio, e devo insistere parecchio perché mi spieghino che è per loro una grande felicità «poter aiutare le donne in difficoltà. Abbiamo maturato con l’esperienza e con i tanti corsi seguiti una visione chirurgica, riusciamo a fare i raggi X alle donne che vediamo e con le quali parliamo». Di più, per tutelarle non dice.

Parla invece più volentieri, Francesca, di Coldiretti: «Inizialmente è stato un ambiente molto difficile, ma con il tempo le cose sono migliorate. Prima mi occupavo di agriturismo soltanto ed ero presidente per la provincia di Lucca e vice per la Toscana – perché Coldiretti è formata da varie sezioni, allevatori, florovivaisti, viticultori… - poi ho voluto diventare presidente della sezione Donne, cioè le donne imprenditrici in agricoltura che peraltro sono sempre di più». Con questa carica Francesca ha ottenuto di sedere al tavolo di rete contro la violenza di genere della Versilia, e ha introdotto Coldiretti nella problematica. È poi diventata la prima Agrichef della Toscana, titolo di cui pare molto fiera a da cui trae molte soddisfazioni. «Anche perché – conclude - mi piace mischiare le carte in tavola e allora gli Agrichef si prestano a preparare buffet per gli eventi dei centri anti violenza e tirano sempre di più dentro Coldiretti in questo ambiente». Una sorta di piccolo mondo che solo le persone in gamba sanno costruire giorno dopo giorno. —

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