Il Tirreno

Lucca

«Aiutava gli altri, nessuno ha aiutato lei»

Federica Scintu

Parla un’amica della transessuale morta ad Altopascio: «Faceva la spesa per le famiglie che non potevano permetterselo»

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«Eduarda era meravigliosa, sempre solare, che amava aiutare gli altri: andava a fare la spesa per chi non se lo poteva permettere e gliela portava a casa...». Non si dà pace Jacqueline. Per anni è stata l’estetista di Eduarda Pinheiro, la transessuale che lunedì mattina ha dato fuoco al suo alloggio di via Torino ad Altopascio dopo un avviso di sfratto e poi morta il giorno dopo per le ustioni riportate. Con lei si confidava, poteva parlare liberamente visto che entrambe sono originarie del Brasile. Ma Jacqueline, un po’ estetista, un po’ amica, un po’ “psicologa” era da diverso tempo che non vedeva Eduarda all’Estetica Solaria di Pistoia dove lavora. Da mesi si sentivano solo al telefono. «Ho immaginato che avesse dei problemi economici - racconta Jacqueline - e che per questo avesse smesso di venire al centro estetico. L’ultima volta c’era stata ad aprile dell’anno scorso. Però venerdì aveva preso un appuntamento quindi mi ero anche tranquillizzata. E invece...». Invece dietro al sorriso di Eduarda si nascondeva una profonda disperazione. «Non la conoscevo bene - ammette Jacqueline che, in accordo con il titolare del centro estetico si è anche resa disponibile a curare la mise di Eduarda per il funerale donando parrucca e trucco o comunque qualsiasi cosa occorra - ma l’estetista è un po’ come una psicologa. Il salone in cui lavoro si trova in un centro commerciale e qui tutti i commessi sono rimasti sconvolti per la morte di Eduarda. Lei veniva ed era piena di vita. Faceva la spesa al supermercato e mi raccontava che portava il cibo alle famiglie con bambini che erano in difficoltà economica. Era sola ma era orgogliosa e non voleva mai chiedere aiuto agli altri mentre lei era sempre disponibile a fare del bene». Stando a quanto raccontano le amiche di Eduarda infatti, c’è stato un periodo in cui la donna aveva una certa disponibilità economica. Ma nell’ultimo periodo invece qualcosa era cambiato. Era diventata più schiva, in giro la si vedeva meno. Non aveva più la macchina. «A guardare oggi i suoi post Facebook - dice Jacqueline - lei stava già chiedendo aiuto. Sono straniera anche io e so cosa vuol dire, soprattutto quando si è in difficoltà, avere la famiglia lontana e sentirsi soli. Peccato che non me ne sono accorta - aggiunge rammaricata - è che siamo così impegnati nella nostra vita. Sono davvero dispiaciuta per questa cosa». Non appena Jacqueline ha saputo della morte di Eduarda si è messa subito alla ricerca dei suoi parenti in Brasile. «Con i parenti non aveva un buon rapporto - racconta Jacqueline - il padre non ha voluto saperne, non l’ha mai riconosciuta come figlia mentre invece la madre e una delle due sorelle sono morte. L’altra sorella, che ha 33 anni, è molto addolorata per quanto le è accaduto. Purtroppo però non ha la disponibilità economica per poter pagare il trasporto della salma dall’Italia al Brasile e quindi è intenzionata a fare una dichiarazione nella quale afferma che il corpo rimarrà qui. Prima di giudicare bisogna sapere cosa c’è dietro. Una transessuale è un essere umano». Se le cose dovessero andare così spetterà dunque al Comune di Altopascio organizzare il funerale per Eduarda. «Era in gambissima - dice Jacqueline afflitta - non so come mai sia andata a finire così. Mi diceva che si sentiva discriminata ma noi non l’abbiamo mai vista come una transessuale ma come Eduarda». —

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