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Lucca

la cerimonia 

Amici, colleghi, calciatori: tutti insieme per l’ultimo saluto a Marco Viviani

Amici, colleghi, calciatori: tutti insieme per l’ultimo saluto a Marco Viviani

Gremita la chiesa di Segromigno in Piano per l’addio al dipendente della RM morto in un cantiere ad Altopascio

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CAPANNORI. L’ultima carezza alla bara di legno chiaro è quella di mamma Noemi, pochi istanti prima che il portellone del carro funebre si richiuda alle spalle del feretro di Marco Viviani, sul piazzale della chiesa di Segromigno in piano. Tutto intorno centinaia di persone, quelle che alle 9.30 di ieri mattina si sono riunite per salutare l’operaio della RM di Porcari rimasto vittima martedì 7 gennaio di un incidente mortale mentre, ad Altopascio, stava rimuovendo una vecchia gru.. Una mattina grigia, con l’umidità che si alza dai campi ma che non ha scoraggiato i colleghi e gli amici di Marco, presenti in massa. Così come calciatori, dirigenti e tesserati del Lammari calcio, la società per la quale, fino a poche settimane fa, ha giocato come portiere il figlio minore di Viviani, Matteo.

È lo stemma giallo, bianco e celeste su tute, felpe e piumini a far individuare questa seconda, grande, famiglia, che si stringe intorno a quella di Marco: oltre a Matteo il figlio maggiore Samuele, la moglie Paola Sebastiani, la sorella Roberta e il fratello Francesco. Dolore e ricordo, per una persona che tutti ricordano, in questo pezzo di piana a cavallo tra Segromigno e Lammari, come simpatica, in perenne attività e sempre pronta a dare una mano a chiunque si presentasse. Confusi tra la folla assiepata nelle tre navate della chiesa anche il sindaco di Capannori Luca Menesini e il consigliere comunale Pio Lencioni.

Sull’altare, a officiare la cerimonia, don Damiano Pacini. Che cerca nella Bibbia le parole per cercare di spiegare quello che appare inspiegabile: la morte improvvisa, violenta, di un uomo in piena salute e con tanti interessi. Eppure, prova a dire don Damiano dando il via alla funzione, questi momenti possono mettere in luce anche aspetti positivi delle nostre comunità:«È in episodi tragici come questi che riceviamo la solidarietà da tante persone, come quelle che sono qui questa mattina, a fare da corona e da sostegno a tutti i familiari di Marco. Spesso diciamo che siamo diventati individualisti, ma noi nostri posti la solidarietà si sente ancora e di questo noi dobbiamo esserne fieri».

La riprova di quanto detto da don Damiano non sta solo nelle persone presenti ieri mattina, ma nei tanti che nell’ultima settimana sono andati a trovare la famiglia di Viviani nella loro casa a poca distanza dalla chiesa, o che hanno fatto loro pervenire un messaggio di condoglianze e un’offerta di aiuto nel momento più difficile.

Attestati di affetto che fanno intravedere, anche nel dolore, uno sprazzo di futuro. Lo stesso che si può rintracciare anche nelle parole del figlio Samuele, così come riportate da don Damiano: «Quando ci ho parlato mi ha raccontato del lavoro iniziato dal padre e che lui avrebbe dovuto terminare».

Certo, non si può tacere il fatto che la morte di Marco dia avvenute in circostanze del tutto peculiari: «Lo abbiamo saputo prima dai mezzi di informazione che dalla famiglia - ha detto il parroco -. Eventi come questo non possono lasciare indifferenti: quando una persona muore sul lavoro ci sono sempre tanti se e tanti ma, che spesso sono destinati anche a rimanere senza risposta. E così chi rimane è messo a dura prova».

Al termine della funzione, quando la bara esce sul sagrato, non ci sono applausi come troppo spesso avviene negli ultimi anni durante i funerali. Il dolore è spesso come l’umidità dell’aria e accompagna, insieme ai familiari, il povero Marco nell’ultimo viaggio verso il cimitero del paese. —

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