Il Tirreno

Lucca

L’esperta 

«Fenomeno in crescita ma le vittime non denunciano»

G.P.
«Fenomeno in crescita ma le vittime non denunciano»

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LUCCA. Deboli, spesso soli e talvolta incapaci di difendersi da chi li maltratta. Gli anziani sono diventati un “bersaglio facile” nella società attuale, come dimostra anche la vicenda della badante bulgara. Nel momento in cui smettono di essere una risorsa come lavoratori, portatori di reddito o nonni baby-sitter rischiano di diventare un peso per famiglie troppo impegnate per occuparsi di loro. E così divengono oggetto di un risentimento, che spesso si trasforma in discriminazione quando non addirittura di violenza. Una violenza che spesso è perpetrata dai più stretti familiari. «C’è una parola che viene usata per descrive questo fenomeno – spiega la dottoressa Piera Banti, responsabile del Codice rosa – È il termine ageismo: deriva dall’inglese ageism e indica le discriminazioni che la società opera verso le persone anziane. In nove anni di Codice rosa a Lucca abbiamo avuto più di 300 casi: le violenze sugli anziani rappresentano il 4-6% del totale. Eppure è un fenomeno sottostimato, che passa sotto silenzio anche tra la classe medica. La letteratura esistente su questo tema individua tre tipologie di soggetti: i cosiddetti oldest old, ovvero le persone che hanno più di 85 anni, le donne che non hanno possibilità economiche e gli anziani con gravi deficit cognitivi. Il più delle volte violenze e discriminazioni sono perpetrate da coloro che si dovrebbero occupare dell’anziano, ad esempio, un figlio, un nipote, una badante, il personale di una casa di cura per anziani. È rarissimo, invece, che il responsabile sia un estraneo. Le violenze possono essere di vario tipo – prosegue la dottoressa Banti –: fisiche, psicologiche o altro ancora. Possono, ad esempio, manifestarsi sotto forma di incuria».

È una piaga difficile da far emergere perché gli anziani non denunciano: «Per loro – prosegue la dottoressa Banti – è difficile: spesso c’è un legame affettivo con il responsabile dei maltrattamenti. Quale padre o madre denuncerebbe il figlio, la figlia o il nipote? Dagli studi sul tema emergono alcuni profili in merito ai responsabili di tali comportamenti: se si tratta di giovani solitamente la violenza è tipo economico, ovvero tendono a raggirare l’anziano e ad approfittarsi delle sue risorse. Le donne, invece, agiscono a livello psicologico. Gli uomini, infine, perpetrano violenze di tipo fisico». —

G.P.

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