Sicurezza
I 950 anni di vita della cattedrale Un evento per tutta Lucca
La ricorrenza offre l’occasione per riscoprire e valorizzare la storia di un’intera comunità, perché è «la chiesa di tutti»
Il tempo che passa lascia il segno su tutto e su tutti, ma non sempre si tratta di processo negativo. Il tempo è trasformazione che nel caso dell’architettura, e in particolare di quella religiosa, può essere crescita. E di certo lo è stato nel caso della cattedrale di San Martino, che nei suoi nove secoli e mezzo di esistenza si è profondamente trasformata, come se si trattasse di un organismo vivo. Come se si trattasse? No, il verbo è sbagliato, perché le chiese “sono” degli organismi vivi. Lo ha ribadito lo stesso arcivescovo di Lucca monsignor Paolo Giulietti, nell’introdurre il (lunghissimo) programma di iniziative per celebrare il 950° “compleanno” della cattedrale, ricorrenza che cade il 6 ottobre, e che sarà celebrata praticamente per tutto l’arco del 2020, a partire già dalla prossima settimana.
«Le cattedrali sono dei corpi vivi – ha detto l’arcivescovo – e deve essere così: ogni epoca deve lasciare il proprio segno». E l’occasione per questo inizio di XXI secolo è rappresentata non solo da una serie di interventi magari meno appariscenti rispetto ai segni del passato (sull’impiantistica e per l’accessibilità), ma anche – vedi articolo sotto – dalla decisione di dare una “nuova casa” a l monumento funebre di Ilaria Del Carretto, un’opera che è forse il tesoro più prezioso di Lucca.
Ma questa ricorrenza sarà l’occasione per conoscere meglio la stessa cattedrale, uno scrigno di storia e storie praticamente infinito, come del resto si addice a un momento di questa importanza. Un luogo simbolo di Lucca, per tutti, indipendentemente dal proprio rapporto con la fede.
«Le dimensioni della cattedrale – ha sottolineato l’arcivescovo – dimostrano che deve essere la chiesa di tutti». Un’esigenza oggettiva, che assume però anche un significato metaforico, in quel concetto di chiesa di tutti. «Questa è una ricorrenza importante per tutta la città – riprende Giulietti – e le iniziative avranno un doppio risvolto, con quelle rivolte all’intera comunità e quelle pastorali rivolte a quella religiosa».
«Non facciamo la festa a un monumento – ha proseguito poi il rettore della cattedrale don Mauro Lucchesi – ma è la cattedrale stessa che parla». Parla attraverso le sue lapidi, le opere, i fregi, le statue, i segni su pietra come su tela che nel corso dei secoli si sono aggiunti al corpo originale, fino ad arrivare al monumento che conosciamo oggi. Una cattedrale che si aprirà alla città, in un certo senso che si “muoverà” per Lucca, con una serie di iniziative a lei dedicate ma che saranno organizzate in vari punti del territorio.
Era il 1070 quando Papa Alessandro II – che era anche vescovo di Lucca – consacrò la cattedrale. Cattedrale che lui stesso aveva fatto ricostruire sulla base del precedente edificio religioso (risalente al sesto secolo) che versava in cattive condizioni e di cui non è rimasta più alcuna traccia nella struttura attuale. Quella cattedrale, per tornare al principio dell’organismo vivo, ha subito tante trasformazioni nel corso nel tempo, con l’originale struttura romanica che, arricchita da elementi gotici e da ornamenti e opere aggiunte nei secoli, ha assunto l’aspetto che conosciamo oggi. E per celebrare degnamente l’evento c’è stato un confronto con le istituzioni sulle possibili idee per valorizzarlo, proprio per aprire un confronto con la città. Sono arrivati i patrocini di Comune e Provincia, i contributi delle due Fondazioni cittadine.
Ma fondamentale si è rivelata la collaborazione instaurata con Anna Maria Giusti, già direttrice dell’Opificio delle pietre dure, «e grazie ai suoi contatti – ha spiegato don Mauro – abbiamo potuto costruire una serie di eventi di altissimo livello». —
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