Il Tirreno

Lucca

Tutta Segromigno piange Viviani: «Gran lavoratore pieno di allegria»

Barbara Antoni
Tutta Segromigno piange Viviani: «Gran lavoratore pieno di allegria»

La comunità in lutto per l’operaio morto sul lavoro. Il titolare della sua ditta: «Un collega doveva raggiungerlo»

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ALTOPASCIO. C’è una comunità con gli occhi lucidi nella direttrice tra l’edicola tabaccheria sull’angolo di via dei Bocchi fino al bar Indiana in via di Piaggiori. Al centro, in via delle Sane Vecchie, si trova l’abitazione della famiglia Viviani, colpita da una tragedia senza fine. Marco Viviani, operaio 52enne della ditta Rm srl di Porcari (che opera nella rimozione di rottami metallici), è deceduto martedì 7 gennaio mentre lavorava da solo nell’area di un cantiere dismesso in corte Marchetti ad Altopascio per rimuovere i pezzi di una vecchia gru. Uno gli è caduto addosso, schiacciandolo: il corpo senza vita è stato visto ore dopo da alcuni residenti, che hanno dato l’allarme.

Marco Viviani lo conoscevano tutti. Per la sua allegria, il suo dinamismo, per essere una persona davvero perbene e un grande lavoratore, innamorato della sua famiglia. La moglie Paola Sebastiani, i figli Samuele, il maggiore - conosciuto per l’impresa compiuta tre anni fa con l’amico Iacopo Giribon di avere raggiunto Capo Nord con una Vespa anni Settanta, portando fin là il gagliardetto del Comune di Capannori - e Matteo, il più piccolo, promessa del pallone. La serenità dei Viviani è stata spezzata da un evento tragico quanto inaspettato: la gente del posto si è stretta intorno a loro, con tanto affetto e rispetto del dolore.

«Dire che Marco era simpatico è dir poco - racconta Simona Lencioni, barista del bar Indiana, frequentato abitualmente da Viviani -. Fino ad alcuni anni fa, mio marito era un suo collega di lavoro, conosciamo bene la famiglia. L’ultima volta che l’ho visto è stato a Natale: era venuto qui al bar con Paola, erano felici. Nel locale la notizia è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì, lasciando tutti basiti».

È senza parole anche Vittorio Andreoni, direttore generale del Lammari, la squadra in cui Matteo Viviani, 20 anni, ha militato per anni e sino a dicembre come portiere. «Un amico mi ha inviato un messaggio per mettermi al corrente della tragedia. L’ho letto questa mattina (ieri mattina, per chi legge, ndr) - spiega Andreoni -. Sono rimasto di ghiaccio, non ci volevo credere. Ho contattato la sorella di Marco, che purtroppo mi ha confermato che era tutto vero. Con il capitano del Lammari, Borrelli, andremo a fare un saluto a Matteo e alla mamma».Nel primo pomeriggio di ieri, a casa dei Viviani, c’era solo Matteo. Giovane e gentile, spiega che «la mamma e mio fratello sono fuori, devono sbrigare alcune cose». Quella di ieri è stata per tutti loro, la mamma e i due figli, e i parenti stretti, da mattina fino a sera, una giornata doppiamente pesante: per il dolore in cui sono precipitati e per gli incontri e le prassi da ottemperare quando una persona muore sul lavoro.

Ieri la Rm srl in via Ciarpi a Porcari, dove Marco Viviani lavorava dal 2007, è rimasta chiusa per lutto. «Marco si era recato da solo sul cantiere - spiega, raggiunto telefonicamente dal Tirreno Angelo Fornaciari, figlio di Emilio, titolare dell’azienda fondata nel 1975 -, ma poi doveva chiamare un collega per raggiungerlo. Si trattava di un lavoro banale, ordinario: la gru era già stata fatta a pezzi e doveva essere caricata su un camion. Ma quella telefonata non è arrivata e nel pomeriggio ci siamo insospettiti. Verso le 17 mi sono recato di persona sul cantiere in corte Marchetti: c’erano già l’ambulanza e le autorità».

La voce di Fornaciari è rotta dal pianto. «La nostra è un’azienda familiare e ci sentiamo tutti come componenti di un’unica famiglia. Marco era il nostro dipendente con la maggiore anzianità di lavoro. Era il più esperto. Non ci sono parole per commentare quello che è accaduto e la dinamica precisa ancora non la conosciamo. Siamo vicini alla famiglia». —
 

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