Gioco
Miracoli e trasformazioni nella festa tutta al femminile della dodicesima notte
I mille significati dell’Epifania raccontata da Simonetta Simonetti, che ricorda anche il legame con l’infanzia Ma il 6 gennaio è anche il ritorno dei morti nel mondo e nelle case dei loro cari, terminando un ciclo iniziato a novembre
il racconto
Questo testo è tratto dal volume “La Befana. Alla scoperta delle origini”, di Simonetta Simonetti (Titania edizione, 2005).
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La festa dell’Epifania è quella che chiude il ciclo dei dodici giorni successivi al Natale. Sembra che, secondo una magia dei numeri, attraverso significati oscuri, la dodicesima notte dopo il Natale avesse, nel passato, un’importanza una solennità particolare. In Inghilterra l’Epifania è la dodicesima notte ed evoca un’atmosfera carnevalesca e suggestiva. Questa sacralità della dodicesima notte ricorre anche in Islam: è la festa del profeta quando la luna comincia a risplendere. Nella Grecia antica le principali feste delle Antesterie cadevano il dodicesimo giorno del mese lunare.
L’Epifania si rivela così una festa conforme ad antichi calendari lunari, una notte riferita essenzialmente alla simbologia dell’Astro. Alcuni studiosi la ritengono una festa lunare che si differenzia dalla festa solare solstiziale del Natale, pertanto essa può essere definita espressione di una simbologia selenica, festa notturna della riapparizione, momento dedicato all’infanzia e al mondo femminile l’Epifania è, a pieno titolo, una festa di Capodanno e di rinnovamento. Nella tradizione contadina italiana l’Epifania è detta Pasquella, ossia la prima Pasqua dell’anno. Una tradizione diffusa tra i contadini toscani era quella di guardare le stelle attraverso la cappa del camino mentre in cielo si vedeva la luna crescente considerata come segno di buon auspicio per il costo delle merci. Il significato augurale attribuito alla stella resta intatto nel folclore: la convinzione di un legame tra le stelle e le anime degli antenati è presente nella mente umana da sempre. La nascita di Gesù a Betlemme è annunciata dall’apparire di una stella, per i primi cristiani “Nascimento ed Epifania” erano due termini che indicavano l’apparizione del Cristo agli uomini. In seguito della scissione delle due feste il significato della seconda venne a congiungersi con l’arrivo della stella a Betlemme.
Notte miracolosa e delle trasformazioni dunque: in molti paesi si crede che alla mezzanotte le bestie comincino a parlare ed ogni cosa si trasformi in cibo. Il tema dominante della grande festa è il ritorno collettivo, in massa, dei morti nel mondo, nelle case dei loro cari. L’epifania è quindi l’ultimo giorno, il momento finale di una grande festa iniziata a novembre il giorno dei morti.
Nella nostra “civiltà” la Befana è la dispensatrice di doni, una vecchietta malvestita e bruttarella che, secondo una leggenda popolare, si rifiutò di seguire i Re Magi nel loro viaggio verso il Bambinello. E ancora la nostra “civiltà” le ha conferito la funzione pedagogica del premiare e del punire: dolcetti, regali o carbone ai bambini cattivi. L’attesa, il dono, il contatto tra il mondo infantile e quello degli anziani depositari della tradizione sono caratteristiche della festa che ancora permangono in molte comunità.
Arcano e magia sono presenti nelle Befanate e nelle filastrocche che si cantano la sera della vigilia come questa che riporta un dialogo tra la Befana pronta per partire e un’ancella, così parla la Befana: Ben racchiusa in mio soggiorno\me ne sto l’intera annata\ma la sera a me dicata\vo’ spassarmi fino a giorno.\a niuno altro vo’ svelare,\che a te sola ancella mia\esser io l’Epifania\sempre al mondo singolare\e se troppo al tuo pensiero\questo nome sembra strano\dei saper che grande arcano\ne contiene e gran mistero. Molti simboli sono presenti nella festa dell’Epifania: la rapitrice, l’iniziatrice si ritrovano in una filastrocca che, ahimè si canta per addormentare i bambini: “Vattene via canaccio nero che questo bimbo non te lo do\lo voglio dare alla Befana\che me lo tiene una settimana”. Nelle antiche civiltà il ruolo di procedere all’iniziazione dei giovani era riservato ad una anziana della comunità: così alla Befana, Grande madre e sacerdotessa della Dodicesima notte potrà prendersi i bambini e restituirli quando saranno pronti, ecco la paura, il timore che essi provano nel vederla.
Il legame della figura femminile con la storia della Befana affonda nella storia del mondo: vestali, streghe, maghe delle fiabe, fate, custodi del culto degli antenati, levatrici, dee della nascita, le Carmentes sono state demonizzate nel corso della storia per il timore del loro potere. Donna-Befana, dunque a pieno titolo, parte intima di un mondo domestico che da lei viene gestito e regolato nel silenzio, presenza insostituibile accanto ai piccoli della casa che ne ricercano la protezione. —
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