Il Tirreno

Lucca

il caso 

Stesso posto, stesso furto In via Don Minzoni rubato un altro defibrillatore

Stesso posto, stesso furto In via Don Minzoni rubato un altro defibrillatore

Era stato appena messo  per sostituire quello scomparso appena quindici giorni prima La Mirco Ungaretti Onlus «Un gesto senza senso»

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LUCCA. Perché? Ancor prima del chi è questa la domanda a cui è più difficile trovare una risposta. Perché qualcuno si è preso la briga di fare quel gesto ai danni di tutti. Potenzialmente anche di sé stesso e delle persone cui vuol bene. Chiunque di noi, infatti, potrebbe aver bisogno di quel defibrillatore che, in una delle scorse notti, è stato rubato nella zona delle scuole di Sant’Anna, in via Don Minzoni. Un defibrillatore installato appena pochi giorni prima perché, e qui sta un altro aspetto inquietante, si trattava di sostituire il defibrillatore che si trovava allo stesso posto, e che appena un paio di settimane prima era stato a sua volta rubato.

Da chi? E, appunto, perché? Invidie tra quartieri? Vandalismo? Tentativo di rivenderli? Ogni ipotesi è plausibile, ma, al tempo stesso, ogni ipotesi presenta degli aspetti poco comprensibili. Quello del gesto fatto “per invidia” richiederebbe una mente troppo deviata anche solo per ritenerla plausibile; eventuali vandali più che rubare si limiterebbero a danneggiare lo strumento; e anche quella di un commercio clandestino di apparecchiature medicali (che pure potrebbe spiegare episodi analoghi avvenuti anche altrove, come nella vicina Pisa) presenta una controindicazione: «Ogni apparecchio ha un codice che lo rende identificabile e non può certo essere rivenduto», spiega Stefano Ungaretti, della Mirco Ungaretti, la Onlus che da anni lavora per dotare il territorio di questi strumenti salvavita e per insegnare a usarli.

«Un vandalismo, un dispetto, non riusciamo a capire – riprende Ungaretti – è il secondo che ci viene rubato in 15 giorni. Finora, in 8 anni, non era mai successo niente del genere». Difficile anche trovare delle contromisure , perché sì, volendo è possibile adottare un sistema di controllo a distanza, ma richiede canoni esorbitanti, soldi che possono essere meglio spesi per potenziare la dotazione di apparecchi sul territorio («Con quei soldi ci possiamo comprare quattro defibrillatori»). Allo stesso tempo, vista la funzione cui sono destinati, non si possono mettere i defibrillatori “sotto chiave”. «Finora abbiamo lavorato molto sull’educazione – riprende Ungaretti – i primi tempi ci furono degli atti di vandalismo, ma poi non è successo più nulla. Del resto noi abbiamo fatto tanta informazione, anche e soprattutto con le scuole, e l’importanza di queste apparecchiature è ormai un fatto assodato da tutti, in primis dai ragazzi».

Insomma, chiunque dovrebbe comprendere l’importanza, fosse anche solo per egoismo, di proteggere quelle “scatolette”. Invece... L’invito è quello a diventare tutti custodi di questi apparecchi, gettando quando possibile un occhio là dove sono collocati, per controllare che tutto si a posto.

Intanto adesso ci sarà da rimediare al nuovo danno, ma l’associazione non si perde d’animo e prosegue sulla sua strada per la sicurezza di tutti. «Pensiamo in positivo – chiude Stefano Ungaretti – e guardiamo ai nuovi progetti in campo, a partire dagli incontri in programma nelle scuole. Recentemente abbiamo formato 36 docenti che, di fatto, sono diventati istruttori, e con loro andremo nelle scuole a parlare ai ragazzi. Ogni sabto, a partire da questo a Camigliano, fino a giugno». —

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