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Gli zaini “vintage” di Michela Francesconi nati a Lucca e che spopolano nel mondo

flavia piccinni
Gli zaini “vintage” di Michela Francesconi nati a Lucca e che spopolano nel mondo

La 32enne ha aperto un laboratorio-negozio in via Busdraghi dove crea prodotti poi piazzati via Internet «Ho deciso di fare l’artigiana perché permette di realizzare articoli che siano unici e diversi l’uno dall’altro»

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il personaggio

flavia piccinni

Capelli corti, di un castano tendente al mogano. Occhi chiarissimi. Fisico minuto, e un sorriso gentile. È questa Michela Francesconi, 32 anni, artigiana dalla spiccata vena creativa che da neanche un mese ha realizzato il suo sogno: aprire, nel cuore della città, un laboratorio-negozio. Questo spazio, con un ampia vetrata su via Busdraghi, è una sorta di parco giochi della pelle dove all’attrezzatura del laboratorio sono affiancati scampoli di pelle, creazioni e prototipi. È qui che passa tutto il giorno questa giovane cresciuta a Guamo, dove ancora vive. «Realizzo – mi spiega – tutto a mano. Può sembrare una follia, ma c’è una nicchia di mercato molto attenta all’artigianato. Il prodotto frutto del fast fashion è richiesto, ma se uno non vuole buttare ogni anno abiti e accessori è meglio scegliere prodotti destinati a durare». Alle sue spalle, mentre parla, spicca un albero di Natale fatto con stelle in pelle, che Francesconi ha costruito con le sue stesse mani. Sorridendo, mi parla della sua famiglia d’origine che niente ha a che fare con l’artigianato – «anche se mio nonno, contadino, a volte per arrotondare faceva il calzolaio» –, di questo negozio ammobiliato con tanto legno grezzo e dall’evidente ispirazione americana. Mi dice delle sue creazioni: zaini (da 140 euro), borse (da 100 euro) e portafogli (da 20 euro). Mi parla della pelle e dei tessuti rigorosamente toscani con cui lavora: «Tutta la pelle che uso – precisa - viene da Ponte a Egola. L’ho scelta, come faccio con tutte le mie materie prime seguendo una sola regola».

Quale?

«La qualità. Se il cotone che uso è tutto biologico, la pelle invece fa parte del consorzio che utilizza la concia vegetale, il metodo di concia più antico. La pelle viene conciata con un tannino preso da foglie, tronco, e rami. Anche i colori utilizzati per tingere sono naturali».

Come sei arrivata alla nascita di tutto questo?

«Dopo il liceo Artistico ho fatto quattro anni di architettura che non ho terminato e poi mi sono buttata nel mondo del lavoro. Nell’ultimo periodo ero addetta alle vendite in un negozio del centro. Si trattava di un impegno part-time, che mi ha permesso di mettere a punto le mie passioni. Da creativa non riuscivo a stare ferma, e mi dedicavo a fare cose manuali. Negli anni ho fatto il lavoro a maglia, l’uncinetto e poi nel 2015 ho acquistato la mia prima macchina da cucire che non avevo mai usato prima. Quando l’ho vista ho pensato: mi cucirò le dita».

E poi?

«Ho cominciato a fare i miei primi progetti seguendo tutorial online, dunque ho iniziato a lavorare al primo zaino, con tessuti comprati al dettaglio, rifinendolo con delle cinghie in pelle che trovavo in negozio. Sentivo però che, se avessi voluto continuare su questa strada, dovevo specializzarmi perché il mondo dell’artigianato online è vasto. Dovevo trovare qualcosa che fosse solo mia. Ecco allora che nasce Calliphora. Il nome è quello di un libro giallo che ho letto quando ero ragazza, al mare. E poi il significato greco, portatore di bellezza, mi piaceva molto. Era quello che volevo fare».

Il primo zaino quando è nato?

«Era il 2016, si chiamava Adventure. Cominciavo a vendere online sul portale di artigiani Etsy, dove ho uno shop. Nel giugno 2017 per il mio trentesimo compleanno mi sono comprata la macchina da cucire per la pelle, perché sapevo che avrei dovuto offrire un prodotto fatto a mano completo. Ad agosto ho lanciato una linea, Avventura, completamente realizzata da me. Dal design a tutte le cuciture. Però non mi bastava. Ho continuato ad acquistare altri strumenti come la scarnitrice, che serve a sbassare i bordi della pelle per permettere di cucire più strati di pelle. Ogni giorno imparo nuove tecniche, e i miei prodotti crescono con me».

Come è nata l’idea dello zaino?

«Era un prodotto che stava iniziando a tornare di moda, mi piaceva creare qualcosa che potesse andare bene sia per una donna che per un uomo. Il mio design è molto americano, si ispira agli zaini da campeggio arrotolati, ed è anche un po’ vintage».

Quanto impieghi a farne uno?

«Mezza giornata, perché il modello di punta è quello che realizzo più spesso e per me è divenuto più semplice».

Chi è la tua cliente, o il tuo cliente tipo?

«Una donna mia coetanea, con la passione per il viaggio, che voglia però usare le mie creazioni anche per momenti molto diversi. Nella realtà ho clienti che vanno dai 30 ai 45 anni, che spesso mi trovano online. Sono molto attiva sui social, su Instagram e Facebook, e il laboratorio è nato per aprire anche alla vendita locale. Ho infatti notato, con delle fiere che ho fatto come la Festa del Vino a Montecarlo e Abilmente a Roma, che se un prodotto come il mio viene visto e toccato ha più riscontro».

Hai venduto molto all’estero?

«Comprano da tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Germania. Ultimamente il mio pubblico è più italiano, e questo mi fa molto piacere».

Quali progetti hai per il futuro?

«Fare una collezione più completa, anche se lavorando da sola non è semplice».

Che cosa è per te l’artigianato?

«È quello che mi fa alzare tutte le mattine. Ho deciso di essere un’artigiana proprio perché l’artigianato deve rifiorire. Una borsa con lo stesso design fatta a mano non sarà mai identica all’altra».

Che altri sogni hai?

«Sogno di riuscire ad avere sempre una produzione interna. Preferirei avere persone che lavorano con me, ma non vorrei mai far fare le mie cose altrove».

Lucca si è dimostrata accogliente?

«Molto. E io di Lucca amo la tranquillità, il verde, quest’aria storica che si respira. È sempre suggestiva. Quando arrivo da Piazza Santa Maria vedo il sole che bacia il prato, e fa capolino dalle mura, e so che scegliendo di restare ho fatto la scelta giusta». —

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